ONIRICO GEOLOGICO, di Francesco Benozzo.

Post date: Oct 15, 2014 5:01:58 PM

Tre e tre quarti non è un’altra canzone di Cage: è il cemento in forma di mura che mi circonda. Come un taglio di Fontana, entra per uno squarcio il sole. Seduto dentro uno spiraglio di luce ho un libricino in mano. Spade brandite, cime tese, benzina in aerostati, gas dentro cattedrali e affiormenti di isole e mondi: uno squarcio minimo dell’universo della fantasia. Differenti universi paralleli, concentrati in questo minuscolo multispacco chiamato libro.

Questa libro si divide in tre parti. La prima è una raccolta di poesie; la seconda sono le scannerizzazioni degli appunti fatti durante la scrittura; la terza parte è un’intervista in cui l’autore chiarisce determinati concetti, come poeta, poesia e terra. L’impressione che ho avuto è che questo tipo di poesia sia “paesaggistica”: raramente si sente un poeta descrittivo come Benozzo; sembra quasi un tipo di haiku, in cui si descrive un’immagine, ma con una tradizione letteraria occidentale. Il tema principale è la terra e tutte le sue derivazioni. Il rapporto che ha il poeta con il paesaggio è sacro-magico, di riverenza e amore. Le immagini sono quelli dell’Appennino, ma dà un senso di universalità che potrebbe rappresentare le forme della Nuova Zelanda. Poesie che stupiscono dalla semplicità e dalla bellezza.

Lo scheletro fonetico delle poesie è povero: sembrano quasi canzoni senza musica. Nella lettura sembra un discorso. Il lessico è ricercato filologicamente, evocativo.

" IV.

Ogni vincolo sapienzale appare sciolto

sotto le travi indugiano le falene

fuori l'odore dei pascoli notturni

[...]

in questa conca sono oltre i grandi poeti

oltre le tecniche dei cantori dell'Eurasia

oltre il volo precluso degli sciamani

[...]

il canto scava nell'aria la propria forma

ma il cielo attende grida che lo sradichino

e la carne cerca sorgenti nella carne [...] "