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VIA CRUCIS DELL’AMICO, di Davide Rondoni.

pubblicato 04 nov 2015, 10:39 da Elvio Ceci

Seguirti è bello. Venire con te in posti nuovi: ascoltare le voci gli osti di molti paesi; odorare le urla dei mercati nelle vie impervie della marina; mangiare i desideri e la paure del popolo. Ma quando ci sei e parli, io non ci sono: non mi perdonano il paragone, non vedono altro che una copia magra e dissonante. Le mie parole sono i fatti, i fatti terribili e di potere. Per avere una considerazione qualunque, ho iniziato la costruzione di un impero.

Quattordici tappe, una per ogni momento della via Crucis: una per ogni momento importante che ha porta l’uomo che ha amato l’uomo, Gesù, alla morte sulla croce. Ma è una via Crucis particolare, perché ha il punto di vista del più fedele dei pescatori: Pietro. Forse influenzato dal testo di De André, l’autore crea un amico nascosto, isolato, che ha paura di mostrarsi; ma che è il fedele e freddo narratore del supplizio dell’uomo. Pietro si concentra esclusivamente sul protagonista, gli altri sono mere comparse che fanno da aiuto e sfondo al dolore del crocifisso. Le poesie sono accompagnate (o forse le immagini sono accompagnate dalle poesia) dai quadri di Ottavio Mazzonis: quadri di un’intensità emotiva unica, che unisce i giochi di luce di Caravaggio, uniti a uno stile classico delle figure.

Lo stile poetico di Rondoni è ormai dato e certo: versi spezzati, richiami assonantici e consonantici, rime interne, anafore e catafore. Figure retoriche che tengono le retini di un verso che si scioglie.

Jules Perahim - Passeggiata su una linea convenzionale (1986)

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