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TRA I CASTAGNI DELL’APPENNINO, di Marco Aime e Francesco Guccini.

pubblicato 29 dic 2014, 02:23 da Elvio Ceci

Sdraiato tutto il giorno, con il pigiama per maschera e come armatura tre strati di coperte. L’unica arma che mi è rimasta è questo libro, di cui ormai vado fiero. Aveva ragione Borges quando affermava che l’orgoglio è nei libri letti, non in quelli scritti; e nel leggerli, il sole si è inchinato alle stelle fisse ed è subito notte. Pensieri di pigrizia mi ricordano di non essere cambiato molto…neanche il desiderio di domandare è diminuito. 

È una lunga, immagino lunghissima, conversazione tra il docente bolognese Aime e il cantautore pavanese Francesco Guccini. Una conversazione che parte naturalmente e arriva alle storie e storielle che ballano nell’universo gucciniano: c’è il Frate, c’è Bologna, c’è il dopoguerra. C’è tutto. Forse è vero che, come afferma Aime, Francesco Guccini è il cantastorie del Tempo: più di tutti è riuscito a descrivere il suo passare, attraverso storie che rimangono eterne nella coscienza di tutti. La cosa bella è la passione con cui il cantautore descrive piccoli dettagli delle canzoni che magari sono passati inosservati e come una canzone storica sia per lui minore, rispetto ad altre sconosciute. Ah, l’abito di percalle è una abito argentino che si usa nel tango….ecco perché nessuna donna italiana mi ha saputo dire cosa fosse.

Guccini racconta: mescola nel suo linguaggio, come nelle canzoni e nei romanzi, un vocabolario e immagini del popolari, rendendoli epici.


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