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TERRA IGNOTA, di Vanni Santoni HG.

pubblicato 06 gen 2015, 08:52 da Elvio Ceci

Le note, come biglie di vetro con la vela colorata all'interno, balzeccano all'interno dell’auto. Non scappano fuori dall’auto, ma seguono l’andamento curvo della strada, il ruotare ritmico della mano sul volante. Il sole riscalda un un ufficio solitario, per poco. Il giusto per renderti conto di essere in una serie, ancora per poco; finché non ti accorgi che anche oggi è passato e solo nel letto puoi dimenticare di non essere te e te ne fotti di quello che saresti dovuto essere.

È il secondo romanzo della saga, forse una trilogia, con il titolo omonimo. Quattro ragazzine (forse cinque? Forse sei?) nate da serve, nel Palazzo centrale della Capitale dell’Impero, vengono portate ai quattro angoli della terra: erano figlie di colei che genera il mondo, attraverso il Sogno. L’ambientazione è fantasy e questo potrebbe bastare per farlo scadere; il realtà è uno dei romanzi più vivi letti ultimamente. Nelle recensioni sono stati scomodati Ariosto, Tasso, Virgilio e Calvino. Sicuramente entra Tolkien, sicuro l’anime giapponese. Citazioni innovazioni sono nascoste, appena accennate, sospettate. La storia non è per nulla banale: quello che ti aspetti viene, ma accennato; è quello che non ti aspetti che è devastante e soprattutto perfettamente coerente con il racconto.

Lo scrittore è abilissimo a descrivere le scene di lotta, estranio al fantasy: sono curate con metafore e similitudini chiarificatrici. Il suo stile ha forza: gestisce esattamente i tempi della lettura. 



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