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SHERLOCK A SHANGHAI, di Cheng Xiaoqing.

pubblicato 09 lug 2014, 03:52 da Elvio Ceci

Non si riesce a sfondare. Soldi, soldi, soldi. Mancano e non ci si riesce. In autostrada vado piano, la benzina scarseggia e gli altri mi superano: sono decisi, non hanno problemi; o non li dimostrano. Forse non hanno i miei problemi. Sempre poco attraente, sempre inosservato, sempre inutile proprio come le poesie che continuo a leggere e a scrivere. “Sei l’unico maschio che legge e scrive!”, mi dicono. Sarà così. Ma sempre meno passione sento.

Questo libro consiste in una serie di racconti, in cui un investigatore privato di Shanghai risolve casi particolari con il solo ragionamento. Effettivamente è molto simile ai racconti di Conan Doyle, di cui questo autore è il traduttore cinese. Non ha la fantasia dello scrittore inglese; ma è molto interessante il contesto socio-economico in cui si muove. La Cina degli anni Venti era in piena trasformazione; contaminata dalla cultura occidentale, come trenta-quaranta anni prima l’Europa era influenzata dalla cultura orientale. Contadini, operai, Robin Hood asiatici, nobili e mercanti tutti si rivolgono all’investigare Hou Sang e il suo assistente. Personaggio intringante è anche La Rondine della Cina Meridionale: ladro di estrema eleganza e correttezza che prende i soldi per darli alla popolazione che lo protegge, il Popolo.

La traduzione di questi racconti è fatta abbastanza bene. La lettura è scorrevole, anche se si trovano locuzioni che rendono il racconto distaccato. 
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