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SEMPREVIVI, di Adelelmo Ruggieri

pubblicato 24 mar 2015, 12:01 da Elvio Ceci

Bloccato in mezzo al traffico. L’auto calda sfiata musica elettronica. Fuori persone corrono con fazzoletti colorati, si affollano stipati dentro i marciapiedi. Bloccano tutto. Tra le tante teste pelate, tra cui una, più alta di tutti, fatta di terracotta che sta per cadere…invece no, traballa con un andare instabile. La festa del patrono e la sua processione racchiude in se tutto ciò che è nella nostra tradizione: nuove feste con altri fiori e altri colori intasano e nostre strade, sgomitando qui e li: salvaci tu, Visnu.

La poesia di Adelelmo Ruggieri è la poesia della fissità degli oggetti. Come in un quadro di Hopper, le sue poesie descrivono un frammento immobile all'interno del fluire degli eventi della vita. Le sue poesie sono come un punto su una retta infinita, un fotogramma di un cartone animato; o, usando una sua immagine, un momento in una fila di candele: dietro quelle spente, davanti quelle accese. L’impressione che si nella lettura del libro è che il tempo sia un’ossessione: il bisogno della fissità, attraverso fotografie letterarie, è un modo di contrastare il tempo. Gli antichi greci concepivano il tempo in due tipologie: Kronos e Aion. Aion era la scomparsa di ogni  istante dividendo un momento in due processi,  passato e futuro. Il Kronos, invece, è la fissità presente e continua, iterazione di un attimo che si vive in eterno istante.

La scrittura di Ruggieri non da spazio a significati ulteriori, ma racconta la realtà come gli si presenta e se gli oggetti hanno un correlativo, questo è un correlativo soggettivo. Poco musicale.
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