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PARTITA. PENELOPE, di Simone Di Biasio.

pubblicato 17 set 2016, 11:01 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 17 set 2016, 11:02 ]

I giorni passano davanti allo schermo, inviando progetti come foglie oracolari di sibilla al vento. S’indorano i muri al sole che scende; e i minuti delle telefonate sul cellulare scorrono insieme alla sue parole, lontane. E passano seguendo delle routine, metodiche, che salvano la noia domestica: sai le risposte, prima delle domande; agisci e non parli. Un silenzio di azioni che avvolge le parole, brusio televisivo di sorprese scontate e previste. È sera e molte voci entrano dalla mia finestra.

Il libro è un monologo di Odisseo rivolto a Penelope. Ma siamo fuori dal mito, fuori dalla tradizione stereotipica della donna che aspetta il suo uomo a casa, filando. Qui è Penelope che viaggia e Odisseo ragiona da solo, nella casa vuota di altre anime. Penelope è talmente assente che sembra morta, se non fosse per le voci di apertura e di chiusa. E’ un monologo-poema, ma diviso in liriche e parti autonomi. E, come ogni ragionamento di uomo da solo con sé, ci sono momenti intensi e altri momenti e considerazioni esasperate. È un uomo borghese contemporaneo, che vede una donna dura, indipendente, a cui deve adeguarsi. Ma che non tanto facilmente riesce a abbandonare gli stereotipi dell’uomo come duro padrone di casa. Ci sono temi che ritornano: come, per esempio, l’ulivo-talamo e mare-amore.

Lo stile è maturo e sicuro, molto lirico e già pronto per una lettura performativa. Certe volte i troppi giochi di parole, fonetici e semantici, fanno perdere l’attenzione al messaggio del canto.

 

“Hai lasciato le tue cose, di là, anche i miei messaggi/ e nella cucina i bicchieri sono ancora di vino:/ nessuno sapeva delle tue carte cucite a mano/ vent'anni sono una carriera da navigatrice solitaria/ a corte ho ucciso quel finto re che sapeva a memoria il mondo/ e adesso i tuoi ditali sono sparsi a terra:/ non posso dirti se la gravità sia una forza o l’isolamento/ o se quest’isola mente che siamo mai esistiti”.

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