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QUARTINE, di Omar Khayyam.

pubblicato 12 feb 2016, 09:36 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 12 feb 2016, 09:36 ]

Il rumore invisibile del termosifone mi accompagna mentre studio. Il mio sguardo si muove lungo i titoli delle copertine dei libri colorati, in maniera casuale, lungo barre di metallo. La chiamano biblioteca. Il ticchettio di computer forma una barriera di intimità tra quegli sguardi che leggo tra i banchi: sguardi di curiosità, di attaccamento a un qualcosa che non esiste, di ansia per una scadenza che a breve li segnerà. La noia di questi momenti grida un sapore fugacità temporale.

Questa raccolta è frutto di uno studio filologico durato per centinaia di anni. Si tratta infatti di una raccolta di quartine di un mistico-poeta-scienziato-filosofo vissuto intorno agli anni Mille nell'antica Persia. Queste quartine, trovare  e ordinate fino al numero 282, trattano dei temi più disparati della nostra esistenza; ma possiamo trovare comunque dei temi e delle immagini ricorrenti. Per esempio, il tema della fugacità del tempo è predominante: concetto che viene spesso ripreso attraverso la creazione, dalla polvere e dalla terra (simbolo della condizione del corpo dopo la morte), di un vaso o anfora da parte del vasaio. Oppure il tema del godimento della vita transitoria; il cui simbolo per eccellenza è vino e i suoi effetti, inteso anche come quinto elemento dopo Aria Fuoco Terra e Acqua. Ma i temi toccano tutti i campi del sapere.

Lo stile con cui affronta tali tematiche è a volte goliardico, a volte ironico; ma quasi sempre fatalista rispetto al destino. Sapiente è anche la traduzione che riprende alcune strutture retoriche dell’originale.

 

280.

Quando, la testa sul petto, cadrò ai piè della Morte,

Quando la mano di Morte mi spennerà come uccello,

Attenti! Il fango mio modellatelo a forma di vaso:

Forse al profumo del Vino rinascerò a Vita!

 

281.

Quando sarò già spento, lavate il mio corpo col Vino,

E sia il mio funebre rito di Vino Purissimo un canto.

E se nel dì del Giudizio vorrete vivo trovarmi,

Nella polvere delle taverne cercatemi ancora!

Mezquita-Catedral de Cordoba
 

282.

Puri venimmo dal Nulla, e ce ne andammo impuri.

Lieti entrammo nel Mondo, e ne partimmo tristi.

Ci accese un Fuoco nel cuore l’Acqua degli occhi:

La vita al Vento gettammo, e poi ci accolse la Terra.

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