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POESIE, di Pier Paolo Pasolini.

pubblicato 30 dic 2015, 00:32 da Elvio Ceci

Donna con Gatto - Balthus

Seduto in un pub, copro la mia ansia mangiando carne rossa di porpora e cipolle fritte: una coperta culinaria che mi permette di parlare, seppur inceppando. E ascolto a testa bassa quelle due storie di un miratore con la cresta e il cappello comprato dai cinesi. Storie di quando internet non era immagini, ma sostanza scritta e le persone si incontravano, non a pagamento. Bastava prendere un auto e uscire da questa metafisica provincia, piena di significati e morte.

È una raccolta di tre libri molto importanti: LE CENERI DI GRAMSCI, LA RELIGIONE DEL MIO TEMPO e POESIA IN FORMA DI ROSA. Questa antologia raccoglie delle poesie uniche, piccoli cimeli di scrittura che rappresentano una vita, forse, passata. Il mondo che il poeta descrive è quello delle periferie, del famoso sottoproletariato tanto amato. Eppure non c’è mai un paternalismo aristocratico, anzi: c’è il pieno coinvolgimento sentimentale e una malinconica distanza. Roma e Pietralata al centro dei racconti in versi; Moravia in primis torna in molti componimenti. Queste poesie non di lirica, neanche di cronaca o civili (come spesso si dice). L’impressione che ho avuto è che siano dei diari, di vita quotidiana; con pensieri, emozioni, fatti concreti, amici e incontri casuali. Il suo grande maestro è senza dubbio l’imponente Pound.

Ma di Ezra Pound ha abbandonato la forma: ballate, terzine dantesche, ottave. Tutta una tradizione poetica europea mescolata e rivisitata in un modernismo potente. Forse il migliore Pasolini è poeta.




 ‘perché non l’uso? Nulla è più terribile

della diversità. Esposta ogni momento

-gridata senza fine – eccezione

 

incessante- follia sfrenata

come un incendio – contraddizione

da cui ogni giustizi è sconsacrata.

 

 Ah, Negri, Ebrei, povere schiere

di segnati e diversi, nati da ventri

innocenti, a primavere

 

infeconde, di vermi, di serpenti,

 orrendi a loro insapua, condannati

 a essere atrocemente uniti, puerilmente, violenti

 

odiate! straziate il mondo degli uomini bennati!

Solo un mare di sangue può salvare

il mondo, dai suoi borhesi sogni destinati

 

a farne un luogo sempre più irreale!

Solo una rivoluzione che fa trage

di questi morti, può sconsacrare il male!’  

 

Questo può urlare, un profeta che non ha

la forza di uccidere una mosca- la cui forza

 è nella sua degradante diversità.



Solo detto questo, urlato, la mia sorte 

si potrà liberare: e cominciare

il mio discorso sulla realtà.



Pag. 138-9, La realtà, POESIE, Pier Paolo Pasolini.



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