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POEMI CONVIVIALI di Giovanni Pascoli.

pubblicato 23 apr 2016, 08:39 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 23 apr 2016, 08:41 ]

La mano appoggiata sulla guancia, deformata; gli occhi cercano tra le parole dette un appiglio di qualcosa di conosciuto. Un qualcosa che recuperi con un gancio l’attenzione: alcuni chiacchierano, le maestre fanno occhiatacce, altri si passano i libri di mano in mano. I banchi sono sparpagliati, non c’è nessuna lezione, nessuno è maestro oggi, vengono raccontate storie e emozioni: sono venuti a parlarci di poesia. Bello. Se non parlassero solo di se stessi. 

Questo stupendo libro è una raccolta di poemetti, più o meno lunghi, si diverse figure mitiche importanti per la cultura occidentali: alcuni sono Omero, Solone, Odisseo, Alessandro Magno o Gesù. Riprende diverse tradizioni dei vari miti e vengono rivisitate, mischiate, contaminate; in modo da trattare inquietudini che ancora oggi sono sentite e sofferte. Alcuni dei temi trattati sono i costumi sessuali dei legislatori, gli aborti delle prostitute, la giustizia nella pena di morte… Tra tutti spicca per lunghezza e importanza, il poema de L’ultimo viaggio in cui Ulisse intenta una ricerca disperata della propria identità, cercando di ritornare nei luoghi in cui da giovane passò e che Omero descrisse. Una ricerca che non incontrerà il suo oggetto: non c’è più Circe né Polifemo e né le Sirene. Non si possono vivere due volte le stesse esperienze.

Tutti i componimenti sono dei poemetti in versi, endecasillabi, a volte sciolti o altre volte rimati in terzine dantesche, pieni di giochi fono-sillabici e onomatopee. Uno dei libri più belli mai letti.


Roma dormiva. Uno vegliava, un Geta

gladiatore. Egli era nuovo, appena

giunto: il suo piede, bianco era di creta.

 

L’avean, col raffio, tratto dall'arena

del circo: e nello spoliario immondo

alcun nel collo gli aprì poi la vena,

 

Rantolava; il silenzio era profondo:

il cader lento d’una goccia rossa

solo restava nel fragor del mondo.

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