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PAURA DEGLI OCCHI, di Carmen Gallo.

pubblicato 17 mar 2016, 04:08 da Elvio Ceci

Sono giorni che sono fermo a letto con un mal di testa che può solo peggiorare. Il letto è quello di  un ospedale e, intorno a me, un bianco candido come fossi nella pubblicità in cui si raffigura il paradiso. Ma non è così la parete vicino a me: foto, cornici colorate, fogli, libri e immagini coprono il bianco asettico; almeno in maniera provvisoria. Forse aumentano il dolore con tutti questi ricordi e queste aspettative future: ma è un modo di abbellire la solitudine.

Il libro è una silloge di poesie. Come descrive molto bene la postfazione di D. A. Ingenito, uno dei possibili grimaldelli per interpretare il testo è quello dello sguardo, della vista, preannunciata anche nel titolo. Le immagini che si susseguono nelle poesie sono incalzanti: in due frasi ci sono termini che possono riferirsi anche a quattro aree semantiche differenti “Ricucire le schiene disperse in mare/ le bocche lasciate aperte al sonno/ avere fame di occhi da mangiare/ a forza di scalare meridiani di sale”. Questo tipo di elaborazione linguistica ricorda molto il linguaggio metaforico usato spesso dai bambini, attivato dal ragionamento analogico; il cui scopo è quello di categorizzare le nuove esperienze con azioni già vissute, espandendo il significato dei termini. Chissà se, nel suo guardare, l’autrice sta tentando di dare un senso nuovo al sé…

La scrittura, a parte le immagini, è piena di aggettivi molto precisi e calibrati; le coniugazioni dei verbi sono all'infinito, come per dare uno stop fotografico all'evento; il verso è libero ma foneticamente legato.

Bergman - Come specchio

Lo stretto e il necessario

attraversa lo spazio

tra il buio e il suo contrario

l’insonnia gira intorno agli occhi

e si respira il sale

delle ferite da cicatrizzare

inclinare il piano del sacrificio

e in silenzio chiedere aiuto

nel varco delle bracia

nel vuoto delle braccia

farsi mare, e cancellare l’acqua

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