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LA TRACCIA DELLE VENE, di Clery Celeste.

pubblicato 16 ago 2016, 08:52 da Elvio Ceci

Sono li che ci accompagnano. Hai il telefono che squilla, le coperte che ti riscaldano, il computer con cui osservi il mondo. A volte non li troviamo e ne abbiamo bisogno. Altre volte vorresti scaraventarli fuori dal balcone. Alcune cose fai fatica ad immaginarli come oggetti inanimati, come il mare che al suo interno contiene un altro mondo con altre vite. E crediamo in legami astrologici e mistici, empatie e simpatie tra oggetti. Tutto per dimenticare che loro non sapranno mai che tu vivi.

Questo libro di poesia è un libro di particolari: la poetessa ha un occhio sempre attento agli oggetti minimi, quotidiani (vedi per esempio la forte empatia con le scatolette di carne nei supermercati, oppure le conchiglie, coperte, vene). I binari su cui viaggia questo libro sono due: uno è il dolore, sempre presente in ogni poesia; è il compagno di viaggio del suo lavoro (radiologia), assorbito da quello dei pazienti. L’altro è il mondo naturale degli animali (ricci di mare, perche, paguri). Entrambi però sono sempre indirizzati sull'analisi del piccolo animale, del piccolo gesto di dolore in cui si riflette quello esistenziale. Ogni immagine vista, vissuta è metafora dei propri sentimenti: come se il mondo esterno sia estensione del proprio io e quindi, ogni esperienza è un’occasione di psicoanalisi di se stessi.

La punteggiatura è spiazzante, a volte manca totalmente e nella lettura può apparire disorientante. I termini sono tendenzialmente astratti, ma sempre nel mondo della scienza.


Metsu

Sono legata al batterio che mi abita

dalla nascita un fagocitare di vita

-cellula dentro un’altra-

sono una centrale di energia

contengo i genomi

in stravolgimenti infiniti

del destino.

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