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LA FESTA DELL’INSIGNIFICANZA, di Milan Kundera.

pubblicato 24 feb 2014, 10:29 da Elvio Ceci

Svegliarsi è tragico senza un caffè. Ma niente è più facile fare la mattina che far scorrere i minuti davanti al computer. È bello e semplice far sfogliare le foto di ragazze che potresti conosce se… Se niente. Non le conoscerai per il computer. Non conoscerai veramente nessuno se non muovi questo tuo culo dal letto. Non si possono conoscere le persone per posta o per telefono. Intanto il tempo scorre e andarti a lavare è una necessità psicologica.

Il libro è una piccolo romanzo ambientato a Parigi, in epoca contemporanea. Lo specifico perché invece l’aria che contraddistingue l’opera è diafana, lontana, come se fosse ambientata nell'est europeo durante il periodo URSS. Sono pochi, a mio parare, gli elementi che ti riportano all'epoca odierna: il primo fra tutti è il cellulare. La cosa è ancora più ambigua per i continui stacchi di scena, caratteristici di Kundera, nella corte di Stalin: in realtà credo che sia un dramma immaginato e rappresentato da uno dei personaggi del libro. II tema centrale sembra essere l’insignificanza e la totale casualità delle scelte e dei rapporti tra gli uomini, che stanno al mondo ma non hanno scelto di esserci: per questo non esiste nessun motivo se accade qualcosa, o se non accade.

Lo stile è asciutto, senza alcun orpello retorico; c’è molta ironia nelle descrizioni dei personaggi e della scena; l’unico reale e complesso sembra il personaggio inventato nell'invenzione: Stalin.
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