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L’ADATTO VOCABOLARIO DI OGNI SPECIE, di Alessandro Silva.

pubblicato 01 mar 2017, 03:18 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 01 mar 2017, 03:23 ]

Togli una virgola, aggiungi una parola o cancella il paragrafo. Costantemente in un processo di scrittura e di conquista di un reddito. Continuamente in realizzazione di realizzazione e continuazione di progetti per scontrarsi con se stessi e migliorare. Insegnare, ragionare e scrivere non sono più lavori; non esistono più lavori: solo capitale da aumentare. In tutto questo vortice di precarietà, ogni volta che si ricomincia è un’occasione di crescita personale.

Il libro in questione è un bel  libricino scritto in parte in prosa e in parte in versi, accompagnato dal illustrazioni. Il tema centrale è un tema civile: i problemi di malattie tumorali dovuti ai fumi delle ciminiere dell’Ilva di Taranto. Centinaia di operai e di famiglie vivono costantemente con il problema di cancro, malattie, polveri cancerogene; ignorati con sistematicità dalle istituzioni statali, le quali vogliono mantenere uno status quo in cui un’industria continui a lavorare. Pochissimi, oltre agli operai, si sono adoperati per un miglioramento delle condizioni di vita. È una poesia per metà civile (il tema trattato) e per metà lirico: il punto di vista è sempre intimista, in cui un oggetto particolare diventa rilevatore della condizione operaia non solo di Taranto ma di tutte le fabbriche. Ottime le illustrazioni di Giovanni Munari.

Poesie sottoposte ad un ottimo labor limae; enjambement forti che provocano un bell’effetto di sospensione durante la lettura. Citazioni pertinenti e terminologia a volte medica. Bel libro di poesia.


Edizioni Pietre Vive, Modugno, 2016.

“PESCE MASCHIO

 

 […] Orfeo non si fece legare.                                     

  Toccò poi la cetra e rovesciò il coro                          

delle sirene in un sogno stupito                               

di pietra.                

L’altoforno Due impietra la mia                               

lingua ferita. Lascia ruggine di                                

elettricità e un secco occhio di sogno                     

a chiusa di una preghiera. Ci perdo                        

l’umore puro della giovinezza                                

nella pelle sudata dal fuoco mentre                        

muoio chiuso nelle vene da sotto                           

il tremore di peli.                                                   

                                  Un crepitio                                 

di gola e brace ingoio e sputo per non                   

morire secco come morì mio                                  

nonno. Sopra una sedia come un vecchio               

              pesce che nemmeno le branchie spinge                 

al sole e cede al pensiero di terra                           

asciutta. Ci pianta la coda e lascia                          

 

aperta l’ultima bocca                                             

                                                                                                                                                                                                                                                     che più non allaccia il fiato.”  
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