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IRPINIA, di Alfonso Guida.

pubblicato 01 lug 2016, 01:19 da Elvio Ceci
Duilio Cambellotti (1876-1960) Italian, a wood and gilt metal bound copy of I Fioretti di S. Francesco, copy no. 226 from an edition of 1000, publ

Eppure non ci rendiamo conto. Galleggio sull'unico strato di acqua calda del mare. Tutto dentro frana, si spezza, in un processo di ondoso, frazionante. Solitudine è un motore, un cercare. Non ci rendiamo conto che alla fine hai i piedi sulla sabbia; intorno a te giocano a beach volley; e tu ti rinfreschi. Ti riposi da mille piccoli lavori, e da tante lamentazioni inutili. Ansie di difficoltà, ansie di problemi esterni, ansie di non-ansie. Solo perché non ci rendiamo conto del bene che abbiamo.

Quest’opera è un lungo poemetto che ci descrive l’alluvione che è accaduta in Irpinia il 23 novembre del 1980. E lo descrive in una maniera inedita e raramente ascoltata. Questo è un poema scandito da un ritmo spezzato, frammentato; in  cui la punteggiatura è usata in maniera abbondante e fa da argine a una serie di immagini che si susseguono, come monologo interiore, uno dopo l’altro. Questo flusso di immagini descritte dalla protagonista, forse femminile, che rispecchiano il terribile disastro accaduto in Irpinia. Tutto però filtrata dall'interiorità, psicologicamente provata, della voce narrante: un inferno che fa cedere il terreno della casa e dell’animo, in cui i morti sono visibili. In cui la morte è una segno costante degli sguardi di tutti e spesso una parola evitata. In cui anche il cibo e l’acqua generano malattie e suicidi.

Poema duro anche stilisticamente: versi sciolti, senza rima, che terminano con enjambement anche tra l’articolo e il nome; termini estremamente aulici, tecnici o regionali. Tutto però fluido grazie assonanze.


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