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INCONTRI E AGGUATI, di Milo De Angelis.

pubblicato 14 ott 2015, 00:36 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 14 ott 2015, 00:41 ]

Il tempo del bagno in mare sta terminando. Il freddo sbatte le porte; le lenzuola stanno crescendo in coperte e ingrassano anche i vestiti. Ma ancora resistono alcuni nuclei anarchici di concerti dal vivo; piccole emozioni all'aria aperta; piccoli messaggi di persone alla spiaggia. Suonano ancora, come nel Medioevo, le campane della messa e sempre meno persone sono coinvolte, in piazza, a mangiare il moscato. Sonno, isolamento e rabbia mi cantano nelle arterie.

La poesia di De Angelis  è molto interessante: viaggia nella raffinatezza delle immagini e nella delicatezza  dei sentimenti. Riesce a cogliere l’essenza di una sensazione dall'assenza di rumore, dallo sguardo rubato a un clochard. Nel libro, la grande presente è la morte o, meglio, la certezza dell’assenza: assenti e metafisici sono i corridoi del carcere la notte, quando tutti dormono; assenti sono i momenti passati, che rivivono sbiaditi solo nel ricordo; assenti i momenti che avremmo potuto vivere e che ci avrebbero portatati ad altra vita; assenti le persone che desideriamo ancora che siano qui. Questa è la grande paura che spinge a vivere insieme e a scrivere questi tre racconti in versi, divise in strofe, ma che in realtà possono considerarsi poesie indipendenti una all'altra.

Nelle poesie sono presenti molte allitterazioni, giochi di accenti per la musicalità, rime interne e quasi-rime. Le poesie sono a versi liberi, raramente spezzati, spesso lineari e con un uso di aggettivi saggio e delicato.


maschera di Bali

"Nessuno, morte, ti conosce meglio di me

nessuno ti ha frugata in tutto il corpo

nessuno ha cominciato così presto

a fronteggiarti ... tu nuda e ribelle alla farsa

delle preghiere... tu mi hai rivelato

il pungiglione delle ore perdute

e la malia di quelle che mi attendevano felici

e senza dio... in un'area di rigore...laggiù...

nel fischio micidiale del minuto"



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