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IL PATAFFIO, di Luigi Malerba.

pubblicato 13 gen 2016, 12:25 da Elvio Ceci

Seduto sulla tavola in cucina, centro attrattore della casa, con diverse persone con diverse pagine degli anni alle spalle, mangiamo. “Qui ci sono i carciofi”, “Qui la pasta con i Ceci”, si mangia senza un controllo. Si mangia perché il cibo è stato comprato e altrimenti si spreca; si mangia come ozio dalla routine della vita; si mangia perché è diventata l’unica preoccupazione: il cibo è l’unica pensiero che si quando iniziano a mancare i soldi. Un abbraccio, Marx.

La storia riguarda uno stalliere. Siamo in un Medioevo triste e buffo. Egli riesce a sposare una delle figlie del re di Monteccacchione che gli permette di ottenere il titolo di “marconte”, in parte Marchese e in parte Conte, del Castello di Tripalle di Cagalanza. Tutta la storia è un susseguirsi di eventi all'interno di questo feudo. Tutta la storia è ridicola e tragica: il padrone, con il suo esercito fedele, il popolo instaurano una lotta costante e quotidiana tra di loro, per provare a superare l’ostacolo più grande di tutti, la fame. Il sovrano con un esercito che già arriva al castello senza cavalli; il popolo con piccoli gesti fatti da persone invisibili, il cui rappresentate è un certo Migone. La storia è divertentissima. Si crede che l’autore fu di ispirazione a Monicelli per L’armata Brancaleone.

La lingua non è italiano; ma un misto di latino  ecclesiastico, volgare romano o delle zone centrali e toscano. Rende un saggia e comica percezione neo-realistica.


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