Home‎ > ‎recensioni‎ > ‎

IL GRAN FORSE, Libero de Libero.

pubblicato 17 mag 2015, 02:21 da Elvio Ceci

Eravamo due Diòscuri, figli della stessa cuccia: gatti cresciuti nelle dune vicino al porto in cui Enea sbarcò con i suoi prodi e fondò il Lazio. Navigammo insieme verso l’entroterra Lepino, primi di noi su un’auto. Abbiamo vissuto per mesi e mesi nel giardino dei Ceci. Sbucò all'improvviso, forse gli avevi tagliato il cammino. Una vipera ha lasciato la sua anima nera dentro di te. E ora, ormai semi-cieco, di giorno gironzolo per le nostre terre; di notte mi affido al ricordo delle tua fusa.

Questa raccolta di poesie è si trova all'interno del libro POESIE di Libero de Libero, ovvero un opera omnia di tutti i componimenti poetici dell’autore. Questo capitolo è l’ultima opera a cui ha lavorato il poeta e in cui è stata inserita tutta la sua abilità. È una raccolta carica di ermetismo in cui ogni verso (potremmo dire ogni emistichio) è carico di immagini. De Libero gioca molto sulla combinazione di differenti rappresentazioni, come si vede dagli aggettivi che abbondano; i testi sono pieni di pronomi personali, forse a caratterizzare una perdita dell’identità del poeta che tenta di riprenderla gettando ponti con i “tu, io loro…”. De Libero è il poeta dell’interiorità lacerata: scompone e ricompone delle immagini di scene del mondo fuori per disassemblarle, poi, in maniera intimista e personale dentro di sé.

La quasi mancanza di punteggiatura, i forti enjambement e la congiunzione di frasi o sintagmi all'interno dei versi creano una frammentarietà nella lettura che rendo volutamente a-musicale il verso.
Comments