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IL CACCIATORE CELESTE, di Roberto Calasso.

pubblicato 08 feb 2017, 01:01 da Elvio Ceci
Costelllazione Orione

Rinasce nuovo ogni giorno il mio io dividuale: lettore mattiniero e incosciente, studentello di umane parlate, analizzatore formale di fabulazioni, ostaggio di burocrazia ansiogena, servitore umile domestico. Eppure, ciò che dentro proteggo, è la violenta creazione di scenari, ipotesi, storie: continua metamorfosi di forme, demiurgo di contenuto, che produce continuamente significato ai segni che, istante dopo istante, continuo ad arare con i buoi sul mio taccuino.

Definirlo un romanzo è limitante. Definirlo un saggio sarebbe avvilirlo. Definirlo una lezione universitaria è ingiusto. Ma se usiamo delle nozioni che provengono dalla fisica quantistica potremmo dire che queste tre categorie sono entangled in Calasso. Il libro ha come filo conduttore la caccia: caccia come sopravvivenza, caccia dell’amore, caccia come vita, caccia dell’invisibile. Si percorre l’evoluzione di alcune caratteristiche dell’uomo, dalla preistoria fino alla Grecia classica: il linguaggio, il divino, la natura. Attraverso un processo evolutivo si parla dell’uomo come raccoglitore, dell’uomo come predatore tra i predatori e dell’uomo come iena (mangiatore di carcasse di animali) tra gli altri animali-cacciatori. L’uomo e il divino invisibile: all'interno della Natura irrazionale fino ai Misteri Eleusini. Con il Cristianesimo siamo nella carne.

Lo stile è un’alternanza tra frasi brevissime e frasi separate da punti a lunghi periodi; pieno di citazioni e riferimenti. Crea molta tensione alla narrazione. A volte troppa. Ma è una voce unica nel mondo.


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