Home‎ > ‎recensioni‎ > ‎

FAMA TARDIVA, di Arthur Schnitzler.

pubblicato 02 dic 2015, 09:57 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 02 dic 2015, 10:01 ]
František Drtikol - Nudo

Confusi tra le vie indorate di questo centro antico, in cui in lontananza brilla il buio elettrico dell’insegna del supermercato, chiacchieriamo. E i progetti si materializzano come pagine del pc; ologrammatiche di speranza, dubbi e dialettica del progresso. Nel primo freddo, ci si denuda nelle strade. E si perde qualcosa; si perde molto. Si perde e si deruba. Questa è la bilancia che si deve subire; tanto alla fino non si progetta per nient’altro che per cose che ci supereranno e non sapranno mai di noi.

È un romanzo molto interessante, in quanto ci sono alcune immagini, alcuni personaggi e piccoli scorci di emozioni che verranno (meglio) descritti e interpretati in altri e più famosi romanzi. Per esempio, spicca su tutti, la passeggiata “ispiratrice” del protagonista lungo il Danubio; oppure la figura dello scrittore “bambino” che cerca incoraggiamento. Ed è su queste due figure che si gioca il romanzo. Il vecchio poeta Saxberger, da 40 anni lavoratore rispettabile in un ufficio, viene riscoperto da un gruppo di giovani artisti viennesi. Iniziano ad invitarlo e a osannarlo per quell'unico libro di tanti anni fa. Lui, per spirito narcisistico, si fa coinvolgere. Tra tutti il piccolo Winder; che cerca un’approvazione dal grande maestro, per andare per essere considerato un’artista. Tutto ruota su questi personaggi: uno presente sempre l’altro invisibile.

Credo che di traduzioni di Schnitzler ce ne siano state di migliori; nel senso di più letterarie: questo libro è molto scorrevole e si legge molto velocemente. Il dubbio tra realtà e verità è constante in quest’autore.






Comments