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CORPO DISUMANO, di Daniele Campanari

pubblicato 06 lug 2017, 22:13 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 06 lug 2017, 22:14 ]

Mi sconvolgo sempre quando vedo le foglie dell’albero muoversi sole: il loro frusciare è dovuto a un parkinson armonico, nato da una energica ansia invisibile. Il vento. E lo sento che si insinua all'interno dei fotoni, fino a che non entra tra i pori del mio volto. Ed è questo che cerco, lo cerco con te. Ma te chi? Ma te dove? E io che? Tutto diventa inutile se si vede la natura che divora, vivendo, ogni essere: ogni essere vive per far vivere la natura. L’unica cosa che rimane è il sentimento che provo con il vento.

Un libro di un giovane autore contemporaneo è spesso considerato una sfida: scriverlo, ma soprattutto leggerlo. I rischi sono quasi sempre due. Il primo si deve al fatto che tendenzialmente si parla di esperienze molto particolari, ma in maniera generica: non arrivando al lettore. Il secondo si deve alla poca musicalità o, al contrario, all'eccessivo sperimentalismo nell'uso del verso. Non è il caso di questo libro. Le immagini che l’autore ci dona sono frammenti di vita quotidiana, assemblati come puzzle dal suo punto di vista, in modo non particolare ma soggettiva: come spiega la Teoria della Mente, in modo che se lo avverte il soggetto lo avvertono tutti. Poesie che percorrono l’arco temporale di ventiquattro ore. Poesie che provano a descrivere un mondo in evoluzione, tentando di salvare dei valori.

Il verso usato è libero, contenitore: contiene unità sintattiche concluse. Il lessico e comune e la sintassi piana, ma a volte entrambi sono distonici; tanto da creare crepe in cui fuoriesce l’inquietudine dell’autore.


Giacometti

c’è da imparare a distrarsi

a non disperdere rancore per il polso rotto

c’è da imparare a non pensare

a pensarle tutte le cose belle, solo quelle belle

per non rompersi il polso

e aspettare che la cura non sia una donna di gesso

poi correre, correre come appena nati

riconoscere il motivo del polso rotto

e raccontarsi chi siamo

cosa perdiamo se non siamo

perché viviamo quando siamo



Oèdipus edizioni, 2017.

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