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CENTO HAIKU, a cura di Irene Iarocci.

pubblicato 26 nov 2015, 01:50 da Elvio Ceci

Il caffè è caldo. Il cane bussa alla porta, graffia la porta. La timida giornata d’autunno inizia nel lento marrone delle foglie; e degli impegni che, pigri, si affollano nella mente operaia. Il caffè è caldo. Ma un giorno d’autunno è preciso: ogni foglia che cade è la foglia della trincea. E la pioggia è quella pioggia che bagna le strade dei boulervard, anche quando cadono centinaia di foglie, marroni, sul grigio dell’asfalto autunnale.

Il libro è una raccolta di piccoli componimenti giapponesi, ormai famosi anche in Occidente (tanto che l’introduzione a questo libro è uno scritto del poeta italiano Andrea Zanzotto): gli haiku. Hanno origine nel Sedicesimo secolo e, come avviene per il sonetto derivato dalla canzone, consiste nella separazione di una parte dell’haikai: poemetto di 30, 50 o 100 versi; che venivano composti da un gruppo di poeti che si riunivano insieme in un ambiente essenziale, il tatami. Il poeta-maestro iniziava a scrivere il primo verso, hokku (di 5-7-5 sillabe) che rimaneva come il tema e poi i poeti successivi aggiungevano versi di 7-7 sillabe. Dall’hokku si è staccato l’haiku, diventato un picolissimo componimento autonomo; descrizione di un momento, astratto e eterno anche se particolarissimo nell'esperienza dell’autore.

Le immagini di questi haiku sono degne degli impressionisti; la sonorità nella lingua originale è impressionante alla lettura. Importante anche il commento sotto ogni Haiku della curatrice.

Hatsu yume ya 

Himete katarazu 

Hitori emu 

Hokusai - Rane e Cave

Del primo sogno dell’anno nuovo 

nessuno è partecipe 

ma ne ho solo sorriso in segreto, 

tra me e me 

SHO-U 


Furu ike ya 

 Kawazu tobikomu 

 Mizu no oto 


Nello specchio antico 

d’acque morte s’immerge 

una rana. 

Risveglio d’acqua. 

                MATSUO BASHO

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