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CANTO ALLA DURATA, di Peter Handke

pubblicato 28 apr 2017, 10:12 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 28 apr 2017, 10:13 ]


Sta quasi per iniziare l’estate. Le auto respirano anidride carbonica e smog occupando le strade e i marciapiedi. E allora i ragazzi camminano lungo la strada, con indosso pelle e pochi vestiti; camminano con il cellulare in mano. Passando, vedo la fila che aspetta di essere servita. Nel tempo dell’attesa, si accendono cellulari e si scrive: si scrive mentre qualcuno ti parla, si scrive mentre qualcuno cammina, si scrive mentre tutto il mondo continua a girare, in maniera inesorabile.

Il libro è un lungo monologo in versi dell’autore che riflette sulla differenza tra la nozione di tempo e la nozione di durata. La distinzione tra tempo e durata è molto importante: il primo consiste nell'oggettivo andare della natura e dei fenomeni; il secondo invece riguarda la percezione soggettiva dello scorrere temporale. Ma non basta. Tale percezione deve essere un qualcosa, tendenzialmente secondario e non abitudinario, in cui ognuno ritrova un collegamento emotivo con un Tutto; in cui ogni individuo riflette su se stesso. Interessante è l’attenzione rivolta a se stessi nelle piccole esperienze: è lì che scoppia la durata, è lì che si conferisce significato ai propri momenti. Tali momenti sono talmente particolari che anche i luoghi citati sono quasi sconosciuti; tanto sconosciuti, da essere universali.

Non si tratta di un poeta nel senso stretto del termine: in traduzione, il verso è libero e la sua lunghezza “dura” un tempo scelto dall'autore per far vivere l’esperienza del verso al lettore.

 

Per questi momenti della durata

Il canto si concede un’espressione particolare:

essi ti coronano di stelle.

Orologio ad acqua di Vitruvio
 

Ma anche continuare per anni a essere ben disposto nei tuoi confronti

Può darti durata.

Sapermi guardare amichevolmente negli occhi

Talvolta mi assolve.

Essere capace di pensare al bambino

Che ero,

significa già ritrovarlo.

Essere indulgente con i miei difetti

(non con i miei eccessi)

Rabbonirmi, se mi viene fatto un torto,

come mio unico parente,

battermi il petto

in trionfo per una parola felice

al posto giusto

urlare un “sì” nella foresta della mia stanza

può ringiovanirmi

come una bottiglia di prelibatissimo vino

(con effetto però diverso).

Einaudi, 1995.

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