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A VOLTE VELO E A VOLTE SPECCHIO, a cura di Carla De Bellis e Iman Mansub Basiri.

pubblicato 11 nov 2015, 14:11 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 11 nov 2015, 14:25 ]

Tutti i giorni mi alzo e non so che fare. Mi agito. Forse non andrà come dico, forse non è questa la strada giusta. Perché lui fa così? Mi siedo, tento ogni giorni di impegnarmi meno. Ogni giorno non ce la faccio e cado nel rituale del senso di colpa. Lavoro a maglia, leggo il libro sul letto, accendo la tv e mi emoziono con emozioni non mie, vado a correre. Anzi no, cammino veloce. Guai se salto questi piccoli momenti che ritaglio per me; e che sono diventati totalizzanti.

Questa è una raccolta di liriche d’amore di poeti persiani e neo-persiani dall'Ottocento d. C. fino al mille e ottocento: mille anni di tradizione lirica persiana. Mille anni in cui la Persia ha subito differenti cambiamenti culturali, una su tutti  l’islamizzazione che portò a un cambio di costumi in tutto il Paese. Si vede, infatti, come alcuni temi, come il vino, per esempio, prima era sotteso ad un uso dei mistici; e poi, quando diventa proibito, si ritrova sempre più spesso nelle liriche. Altri temi sono molto importanti, come lo specchio che riflette tutti i dettagli del volto della donna; oppure è la capacità di far rivivere i sentimenti del poeta; ancora, l’indifferenza della donna verso l’amante e ogni suo gesto e ogni sua occhiata è portatrice di amore attraverso il vento Saba.

Due cose che vorrei segnalare: le traduzioni riportano fedelmente l’uso nell'arabo di pronomi personali; e in ogni finale di lirica c’è il nome del poeta che soffre e ama la donna.

“Non ascoltare, Amata, chi maligno 

ti dice che sia volto il cuore mio 

ad altri che a te o che anche una notte 

soltanto o un solo giorno 

ad altri che a te pensi. 


Nel laccio del ricciolo tuo 

non sono caduto io soltanto, 

perché in ogni suo anello un prigioniero 

precipita e vi resta poi legato. 

Vecchia tigre nella neve - Hokusai

Se nego che mi sto per te struggendo, 

la mia porta perfino e le mie mura 

diranno: ‘Certo che per te si strugge!’ 


Ognuno che il mio amore mi rimprovera, 

ognuno che per lui mi biasima, 

mi contrasta, ma solo fino a quando 

i suoi occhi non mirino il tuo volto. 


Come non sopportare con pazienza 

anche le crudeltà del mio rivale? 

Tutti ben sanno che ogni rosa 

porta con sé anche le spine. 


Non solo io coi miei vani desideri

ardo per te d’amore: accanto a te

son tanti quelli già riarsi invano.

 

Felice il vento mi portò la polvere 

rapita dalla tua dimora, 

ed è come se invasa la bottega 

del profumiere tutto il pregio 

rapito avesse dei profumi suoi. 


Che cosa posso mai metterti ai piedi 

che finalmente sia da te gradito? 

Ma nemmeno il mio spirito sottile 

o la mia testa terrena hanno valore!  


Da questo vecchio ipocrita mantello 

da sufi uscirò un giorno perché ognuno 

veda che una cintura da cristiano[1] 

tengo nascosta e sono un miscredente. 


Tutti il mio stesso marchio hanno d’amore: 

non sono ebbro io soltanto e gli sobri. 


L’amore di Sa’di non è una storia 

che possa rimaner nascosta, 

perché è invece leggenda diventa 

che in ogni bazar ormai narra.”[2]



[1] “Cintura da cristiano” è dell’arabo post-islamico. Ha la stessa radice di “zona” in ITALIANO (< dal greco zone, “cintura”  e poi “zona di cielo o di terra”). Tale cintura veniva imposto ai cristiani perché si distinguessero nelle zone islamiche.

[2] Pag. 52-53, Sa’di Sirazi, in A VOLTE VELO E A VOLTE SPECCHIO, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova, 2014.

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