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ANACONDA, di Horacio Quiroga.

pubblicato 07 gen 2016, 09:39 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 07 gen 2016, 09:40 ]

Frena. Accelera. Decelera. Rifrena, ancora, decelera; destra, sinistra, “- Sei stanco?- No!”, dietro. Ancora a sinistra, supera. Fari, fari; torna a destra: lascia passare. Squilla il telefono; rispondi: “-Li vuoi i biglietti per per Shakespeare per il 9? – No, ho pallavolo”. Attacca. Accelera, è tardi. Frena, quattro-frecce; fermi. Sui riparte, decelera. Squilla il telefono: “-Se li prendiamo l’8? –Si può fare”. Attacca. Si riparte, svincolo; spazio libero. Che palle tornare a casa dopo le vacanze, sull’ A1. 

Sono due racconti, scritti a distanza di tempo; ma collegati tra loro. È una storia di boschi, foreste, selve; animali che lottano e collaborano tra loro per un bene superiore (quello della sopravvivenza). l nemico comune è l’uomo. Per combatterlo, le Velenose (serpenti velenosi come vipere e cobra) si uniscono con le Cacciatrici (bisce, boa …); ma la regina di tutte è lei, l’anaconda. Questo serpente è quello che vive più a lungo di tutti, ha più conoscenza e più esperienza. Conosce i tempi di piogge e di comportamento degli uomini: ma soprattutto è quello più forte. Possiede un rapporto speciale con l’uomo, sostanzialmente di indifferente curiosità. L’ultima parte del libro consiste in un vademecum interessante per chi scrive.

La scrittura è molto scorrevole e chiara. Ottima la traduzione, anche se credo non fosse difficile dallo spagnolo. Essenziale. Gli animali appaiono troppo umanizzati: si sente che dietro c’è Kipling.

Federico Beltran Masses 'La nuit de Eve', 1929

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