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recensioni


Le recensioni hanno una struttura tripartita: nella prima parte descrivo un'immagine che mi ha dato il libro; nella seconda parte parlo del contenuto del libro; mentre nella parte finale accenno allo stile di scrittura. 

CANTI DELL’EDDA

pubblicato 30 gen 2018, 23:33 da Elvio Ceci


È uno stato di vuoto. Non vale il sole, le nubi cariche di acqua rigeneratrice e non vale il vento. Non si sente sulle spalle niente: non il peso della fatica; non il peso delle faccende da fare; figuriamoci la fortuna o la buona sorte. Niente. Tutto è leggero. Tutto è da non fare. Il tempo è bello fuori: dentro calcolo solo il tempo in cui lavoro, in cui devo stirare e cucinare, in cui devo fare la spesa. Conto il tempo che no ho per il calcio, per la chitarra e per vivere.

Questo libro è fondativo della cultura nordica: vengono cantati gli antichi miti del nord scandinavo. Erano storie tramandate dagli Skaldi, simili ai cantastorie o ai cantarini, che andavano di coorte e in coorte a narrare i miti. Queste, a differenza delle storie di cavalieri, sono storie di dei e giganti, in cui era codificata tutta la conoscenza dell’epoca: il ciclo del sole, il mare, le buone maniere da tenere in casa, come pescare, come creare le birre… La battaglia tra gli dei contro i giganti, in cui i primi persero, sembra la narrazione del ciclo delle stagioni; stesso procedimento che accadeva nell'arte vascolare antico-europeo. Poche descrizioni fanno da sfondo ai movimenti dei personaggi; anche le caratterizzazioni psicologiche sono ridotte al minimo: tutto ciò che viene detto è estremamente funzionale alla descrizione. Solo i tratti pertinenti sono scritti. 

Lo stile è molto asciutto e senza lirismo. Le formule si ripetono come da tradizione orale e sono molti sono i patronimici e i richiami alla genealogia. Ogni descrizione ha uno scopo preciso.

 

Lo sparvier dell’oblio sopra il festino

si libra e a tutti invola memoria:

le sue penne me pur hanno incantato

nella casa di Gunnlöd.

STONER, di John Williams

pubblicato 14 gen 2018, 14:42 da Elvio Ceci


E poi ti accorgi che dai molte scuse ai tuoi difetti. Uno su tutti, la razionalità. Ti accorgi che la persona che ti sta a fianco ti cerca; lo fa con i capricci e con i giochetti: ti blocca su whatsapp, non ti scrive i messaggi, quando la senti risponde innervosita e ti rinfaccia il fatto che non l’hai cercata tu per prima, che forse ti ha disturbato prima con tutti i suoi messaggi  e poi… E tu provi a spiegare che stavi semplicemente male, di testa e di polmoni.

Il romanzo parla di un ragazzo proveniente da una famiglia di contadini: gente semplice e lavoratrice che ogni anno distrugge il proprio corpo su un pezzo di terra, ogni anno più infertile. Per migliorare la qualità del raccolto e lo sfruttamento della terra, i genitori lo mandano a studiare all'Università della Columbia, nella facoltà di Agraria. Questo è l’evento iniziale che scuote la routine di questo ragazzo, il quale in modo o nell'altro rimase per tutta la vita all'interno di quell'università. La storia, anche dopo questo momento, rimane sempre lineare, non accadono eventi non prevedibili; eppure la maestria del narratore ci mantiene legati indissolubilmente al romanzo. Ciò che più colpisce è come possiamo far del male, o possiamo subirne, nel quotidiano attraverso piccole disattenzioni o mancati atti di forza necessari.

Lo stile è molto semplice, diretto, con punte di lirismo solamente quando si aprono paesaggi pieni di fiori; parole misurate e ben equilibrate riescono a renderlo avvincente. Niente di nuovo; ma fatto molto bene.


Fazi Editori, Roma, 2012.

BESTIARIO FIORITO, di Antonio Lillo.

pubblicato 7 gen 2018, 14:23 da Elvio Ceci


Sudo e sto fermo. In questa stanza in cui conosco per nome ogni molecola d’ossigeno, le succhio tutte e le trasformo in anidride carbonica. Sudo e bevo acqua, con pasticche frizzanti. Febbre alta. Estate. Il cellulare è pronto a mangiare la mia attenzione, mentre la paura di non fare se ne va in riflessioni su cosa leggere domani. Sento dopo tempo l’orologio che corre lento. Sento debole il respiro noioso di una casa sola, senza rumori. Sento la paura di non esser presente domani all’appuntamento.

Libro di poesie estremante denso, difficilmente sviscerabile nel poco spazio impostovi: tanto che ogni sezione potrebbe essere ampliata e approfondita. Prendiamo solo un punto, dei tanti. Il libro è la narrazione di un io sociale, per niente individuale: il punto di vista, genuino e sincero, ti coinvolge immergendoti in un periodo storico definito e universale. Sia nelle sezioni Catulliane, dove il linguaggio diventa esplicito e scurrile (ma mai volgare); sia nelle sezioni in prosa poetica, in cui la liricità ti coinvolge con melanconia e rabbia; sia nelle sezioni più violente contro le persone che lo hanno ferito, si sente in fondo sempre un io-dolce, conviviale, che tenta di riflettere sul sé in quanto sincero conoscitore della contemporaneità. C’è Pasolini qui. Un libro da leggere come un romanzo di Cortazar.

Le poesie sono scritte in maniera non complessa: si sente un difficile lavoro di sonorizzazione dello scheletro poetico. I termini a volte sono forti, scurrili; ma sempre sinceri, pieni di energia che grida vita.

 

STRUM UND TRAUM. TEMPESTA E SOGNO.

 

«Si dice Sturm und Traum, und non and» A.

 

Che abbiamo noi per salvarci se non questi spazi angolari

queste bolle di pensiero in cui nasconderci e sognare

un passato illusorio tutto d’oro in cui negare a tratti

l’esistenza che ci vuole uccelli di passo o da voliera

né ci chiede mai di venire a patti se anche l’aria per volare

è troppo densa carica com’è di polveri industriali

…………………………………………………………..

 

Ecco che avvolto come da confortevole bara

in una coperta di lana ascolto la tempesta la fuori

(senza ritorno) e il cicaleggio degli altri sopra.

Non vedo a due metri oltre quel muro che destino mi aspetti

ma non strepito più come come un ragazzino di malumore.

 

Annoto nel mio diario di bordo le uniche lezioni degne

e mai nuove: che la vita va vista con gli occhi del tempo

e che i grandi non mollano: scrivono. La notte mi sovrasta

senza stelle che passino quel vetro macchiato di salsedine.

 

E sono grato persino del mio sonno senza amici senza più

il calore di un camino senza alcuna luche che mi guidi

in mare aperto…………………………………………..

E sento come se il passo fosse già segnato e procedesse fiero

lento ed implacabile ad afferrare il suo premio.

 


Pietre Vive edizioni, 2016.

ORDINE E MUTILAZIONE, di Elena Zuccaccia.

pubblicato 15 nov 2017, 15:26 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 16 nov 2017, 03:22 ]


Devo gestire il mio corpo. Stazione centrale. Nessun mezzo: né autobus, né metro. Valigia e zaino ordinati, uno di fianco all'altro. Seduto, aspetto che il cellulare si carichi in un’oasi elettrica, tra un signore indiano impaziente e una anziana americana totalmente incosciente di cosa accade. Devo gestire il mio corpo, in modo da anticipare gli spostamenti delle persone intorno a me. Devo gestire il mio corpo, per mantenere bassa l’entropia collettiva.

Un libro di poesia incisoria. I componimenti, innanzi tutto, sono accompagnati da prelibate illustrazioni, tratte da GRIMORIO di PierPaolo Miccolis. La caratteristica che ho notato in modo predominante è il loro esser “domestico” nelle immagini e nei sentimenti: tutto si svolge in stanze, su divani o letti; il mondo viene visto dalle finestre; i desideri sono invidie dei dirimpettai. Per questo non ci sono immagini di catastrofici stravolgimenti; ma amori di un carnale calmo, pacato, accettato. Due immagini colpiscono alla lettura del libro. La prima è la presenza di una lumaca (con la sua bava) come simbolo totemico dell’autrice: intima e dolce. La seconda è il rapporto amoroso paragonato al cibo, quasi un sentore di antropofagia; come se fosse una conseguenza dell’unione dell’esistenzialismo con uno sfondo popolare umbro.

Molti enjambement; la punteggiatura acquisisce un ruolo semantico di parola-contenuto. Molte frasi incomplete, come per non ripete qualcosa che autore e lettore già conoscono. Assolutizzazioni di congiunzioni o virgole: dettagli con significati infinitesimali che diventano protagonisti.

 



delle cose di solito

il cuore

è quel che più mi piace

del carciofo il dentro che

si scioglie in bocca

del cornetto il miele

del pane caldo la polpa

poco cotta

 

di te il collo

lungo e dritto

su cui scivolo

come più mi pare

da cuore alla

testa dalla testa

al cuore


(opera di PierPaolo Miccolis)



Pietre Vive Editore, 2016.

DIARIO EROTICO DE ROBINSON CRUSOE, di Alexis Diaz-Pimienta.

pubblicato 6 nov 2017, 22:35 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 6 nov 2017, 23:27 ]


Dentro la torre sul mare arrivano particelle di musica: i chioschi illuminati sventolano ritmi sudamericani o bit distorti e costanti; grandi arene di ferro raccolgono urla di dolore e gioie intorno a un pallone; mentre la notte della settimana rende vuoti i parcheggi al centro... Da dentro esce un silenzio accompagnato da alcune note lente di Paolo Conte e due occhi: due occhi che fissano un fluire continuo di uomini e donne intorno a reti, costumi e creme. Tutti siamo qui ad adorarti.

Il libro consiste in un lungo diario scritto da Robinson Crusoe, il personaggio di Defoe. Nel prologo l’autore racconta come tale diario, finora inedito, è arrivato a lui: uno studente greco ha trovato un manoscritto in spagnolo e in decime e, dopo averlo fatto tradurre e dopo varie peripezie, lo consegnò all'autore. Lo consegnò a lui perché Pimienta è uno dei poeti improvvisatori in decime, una struttura poetica inventata da Vicente Espinel. Il libro è un diario erotico-amoroso del celebre naufrago con l’unica donna li presente: il mare. Ed è interessante questo collegamento con una donna umida, donna acqua uterina, donna natura che risulta totalmente ingestibile e totalmente non controllabile: è una donna irrazionale che il poeta non può capire ma solo avere fede e amore verso di lei. Un amore e una fede che porta ad adorarla.

La decima è la struttura metrica formata da dieci versi, di ottosillabi ognuno (anche se in alcune poesie sono endecasillabi) con rime ABBAACCDDC che danno un ritmo incalzante; ma realizzate con una fluidità unica. Le immagini sono molto potenti. Rientra nel barocco letterario elegante spagnolo.

 

(Tristan und Isolde - Milo Manara - 2004)

Tristano e Isolda - Milo Manara - 2004

En resumen: el amor

siempre es una contigencia

de pura supervivencia:

siempre un naufrago interior,

un imprescindible error,

una necesaria urgencia,

la sagrada penitencia

de incrédulo mayor.

 

En resumen: el amor

es siempre supervivencia.



Scripta Manent, 2016.

CORPO DISUMANO, di Daniele Campanari

pubblicato 6 lug 2017, 22:13 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 6 lug 2017, 22:14 ]


Mi sconvolgo sempre quando vedo le foglie dell’albero muoversi sole: il loro frusciare è dovuto a un parkinson armonico, nato da una energica ansia invisibile. Il vento. E lo sento che si insinua all'interno dei fotoni, fino a che non entra tra i pori del mio volto. Ed è questo che cerco, lo cerco con te. Ma te chi? Ma te dove? E io che? Tutto diventa inutile se si vede la natura che divora, vivendo, ogni essere: ogni essere vive per far vivere la natura. L’unica cosa che rimane è il sentimento che provo con il vento.

Un libro di un giovane autore contemporaneo è spesso considerato una sfida: scriverlo, ma soprattutto leggerlo. I rischi sono quasi sempre due. Il primo si deve al fatto che tendenzialmente si parla di esperienze molto particolari, ma in maniera generica: non arrivando al lettore. Il secondo si deve alla poca musicalità o, al contrario, all'eccessivo sperimentalismo nell'uso del verso. Non è il caso di questo libro. Le immagini che l’autore ci dona sono frammenti di vita quotidiana, assemblati come puzzle dal suo punto di vista, in modo non particolare ma soggettiva: come spiega la Teoria della Mente, in modo che se lo avverte il soggetto lo avvertono tutti. Poesie che percorrono l’arco temporale di ventiquattro ore. Poesie che provano a descrivere un mondo in evoluzione, tentando di salvare dei valori.

Il verso usato è libero, contenitore: contiene unità sintattiche concluse. Il lessico e comune e la sintassi piana, ma a volte entrambi sono distonici; tanto da creare crepe in cui fuoriesce l’inquietudine dell’autore.


Giacometti

c’è da imparare a distrarsi

a non disperdere rancore per il polso rotto

c’è da imparare a non pensare

a pensarle tutte le cose belle, solo quelle belle

per non rompersi il polso

e aspettare che la cura non sia una donna di gesso

poi correre, correre come appena nati

riconoscere il motivo del polso rotto

e raccontarsi chi siamo

cosa perdiamo se non siamo

perché viviamo quando siamo



Oèdipus edizioni, 2017.

A CCANCIU RI MARIA, di Nino De Vita

pubblicato 25 mag 2017, 12:28 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 25 mag 2017, 12:33 ]

Piero Guccione - incontro sulla spiaggiaChe strano… Basta un “mi piace”, una condivisione di un video, e può nascere una conversazione. Lo scambiare due parole ti permette di espandere lo zoom: quando per la prima volta incontri una persona, riesci a categorizzarla, ad inserirla in una serie di stereotipi che ti permettono di poterti comportare in modo adeguato con lei. Ma più la conosci, più le distinzioni sfumano. Le storie aumentano: incidente mortale dell’ex-ragazzo, il sogno di una galleria d’arte, un amore eterno, l’essere utile ai malati…

Il poemetto è avvincente. La sua struttura frammentata, in modo da rendere fino alla fine la trama misteriosa. Tutta la storia si svolge in Sicilia, in una zona assai particolare nell'ovest dell’isola. L’ambiente in cui si svolge tutto sembra una terra assolata, silenziosa; quasi da Far West americano. Numerosi sono i passaggi dal protagonista-narratore all'interno della narrazione da lui narrata. La bellezza di questo modo di raccontare (con analessi e prolessi) risiede nella rilettura del testo: aumentano i significati dei versi e delle immagini ogni volta. Per tutto il componimento si sente una forte tensione, dovuta ai diversi tipi di enjambement; e una difficoltà di lettura (anche in italiano), dovuta alla scelta di parole molto dure e difficili a livello consonantico. Molte delle immagini sono lasciati ad indizi più che a descrizioni piene.

Il testo è sia dialettale che in italiano. I versi sono liberi, pieni di enjambement e rotture che rendono complessa la lettura ritmica. È un bellissimo libro. Molto intenso e molto forte.


         Una trazzera          
ch'acchiana, cu filati
ri pitrami nne cianchi;
l'àrvuli ri cirasa,
ri mènnuli, r'alivi,
ri ficu, ntunnu, e cc'esti
'a casa.


Mesogea edizioni, Messina, 2015

CANTO ALLA DURATA, di Peter Handke

pubblicato 28 apr 2017, 10:12 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 28 apr 2017, 10:13 ]


Sta quasi per iniziare l’estate. Le auto respirano anidride carbonica e smog occupando le strade e i marciapiedi. E allora i ragazzi camminano lungo la strada, con indosso pelle e pochi vestiti; camminano con il cellulare in mano. Passando, vedo la fila che aspetta di essere servita. Nel tempo dell’attesa, si accendono cellulari e si scrive: si scrive mentre qualcuno ti parla, si scrive mentre qualcuno cammina, si scrive mentre tutto il mondo continua a girare, in maniera inesorabile.

Il libro è un lungo monologo in versi dell’autore che riflette sulla differenza tra la nozione di tempo e la nozione di durata. La distinzione tra tempo e durata è molto importante: il primo consiste nell'oggettivo andare della natura e dei fenomeni; il secondo invece riguarda la percezione soggettiva dello scorrere temporale. Ma non basta. Tale percezione deve essere un qualcosa, tendenzialmente secondario e non abitudinario, in cui ognuno ritrova un collegamento emotivo con un Tutto; in cui ogni individuo riflette su se stesso. Interessante è l’attenzione rivolta a se stessi nelle piccole esperienze: è lì che scoppia la durata, è lì che si conferisce significato ai propri momenti. Tali momenti sono talmente particolari che anche i luoghi citati sono quasi sconosciuti; tanto sconosciuti, da essere universali.

Non si tratta di un poeta nel senso stretto del termine: in traduzione, il verso è libero e la sua lunghezza “dura” un tempo scelto dall'autore per far vivere l’esperienza del verso al lettore.

 

Per questi momenti della durata

Il canto si concede un’espressione particolare:

essi ti coronano di stelle.

Orologio ad acqua di Vitruvio
 

Ma anche continuare per anni a essere ben disposto nei tuoi confronti

Può darti durata.

Sapermi guardare amichevolmente negli occhi

Talvolta mi assolve.

Essere capace di pensare al bambino

Che ero,

significa già ritrovarlo.

Essere indulgente con i miei difetti

(non con i miei eccessi)

Rabbonirmi, se mi viene fatto un torto,

come mio unico parente,

battermi il petto

in trionfo per una parola felice

al posto giusto

urlare un “sì” nella foresta della mia stanza

può ringiovanirmi

come una bottiglia di prelibatissimo vino

(con effetto però diverso).

Einaudi, 1995.

WUNDERKAMMER, di Carlo Tosetti

pubblicato 19 apr 2017, 11:15 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 19 apr 2017, 11:29 ]


Una strana persona blu che si trasforma in qualsiasi cosa; qualcuno con un’armatura con intelligenza artificiale; un’altra che muove i metalli; un signore con i capelli biondi che muove testate missilistiche. Altre persone leggono nella mente; altre sono pronti a fare test nucleari davanti. Tutti hanno poteri sovrannaturali; ma solo la maggior parte vive con i propri incubi, con i propri tabù, con le proprie invisibilità. Solo chi non li possiede, è opera di fantasia.

La chiave per comprendere il libro e l’attività poetica in esso è nel titolo. Come spiega la bella introduzione dell’editore, la Wunderkammer è la camera in cui venivano accumulati, in maniera quasi ossessiva, oggetti “meravigliosi”; come ossa di unicorni che passeggiano con grifoni e chimere. Camere che si costruiscono lontane dalla realtà solare mediterranea, pitagorica. Ogni poesia descrive oggetti, non spirituali, ma di realismo meraviglioso: è come se l’autore staccasse dallo sfondo quotidiano degli oggetti che ci circondano, per renderli protagonisti della nostra meraviglia conoscitiva, ermeneutica; sulla via che parte da Aristotele, Pascoli, fino al progetto artistico Christo. E si vede nei numerosi paesaggi del nord Italia, all’interno di queste preziose poesie.

Terminologia finalmente ricercata, tecnica e scientifica; frasi con anastrofi melodiche. Le note, forse, sono eccessive. Alcune poesie possono essere limate ancora, ancora più ermetiche. Poesia contemporanea rara.


PIOPPI

Nei giorni del Leone

(dalla fame d’aria)

si boccheggia e si placa

il tramenare del lago

e pure tutt'intorno.

Nell’ore roventi del riposo

promana la cava fiochi boati,

scrosci remoti di pietra,

poi langue il granito

e l’acqua ha un traballìo.

Dello strazio del pioppo

nessuno mai si cura,

trèmulo fino in bonaccia,

ci allerta di tragedie minori.


Pietre Vive Editore, 2016

CLANDESTINO, di Joseph Conrad

pubblicato 12 apr 2017, 21:56 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 12 apr 2017, 22:22 ]

Turner, Tempesta di neve, 512 x 323,1892.Il treno sfreccia tra binari sempre più pieni di buche, veloci. Antiche case contadine, mangiate dai gelsomini, si muovono nella calma quotidiana della mattina; con lunghi filari di alberi che difendono dagli assedi del vento. Un’elegante ragazza giapponese legge a lato mio e sorride in una sciarpa di lunghi capelli neri. Dietro, una sudamericana tarchiata senza paura di mostrare quel che non. Cuba e Firenze nel cuore. Solo. Ma zuppo di storie.

Tre racconti. Tre avventure che possono accadere in mare. Forse saranno accadute all'autore, in quanto persona che nel mare ha vissuto e lo ha amato. Il mare come momento di metamorfosi della sorte viene dall'antica letteratura europea (vedi per esempio Boccaccio). Ma, in questo caso, non consiste in una semplice metafora dell’esistenza: qui è una presenza viva e carnale, vissuta con rispetto paura e a volte indifferenza. È un ente senza un fine comprensibile che si muove indipendentemente da tutto. I dettagli che rivelano realismo sono fondamentali: dalle sartie, paratie, vele; ai caratteri di tutti i comportamenti della ciurma. Il primo racconto gioca sul concetto di doppio e di sogno; il secondo è un’avventura disastrosa con la nave; il terzo è un vero capolavoro.

I termini scelti variano tra il realistico e il lirico: parole specialistiche descrivono precise azioni marinaresche. Eppure la sua abilità tecnica reale è il ritmo che esso da alla storia, attraverso anche la sua traduzione.



Armando Curcio Editore             

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