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SUL FRONTE EST: BRESLAVIA

pubblicato 06 giu 2017, 13:27 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 01 set 2017, 22:27 ]
1/8

Ed ecco indossare l'armatura,
di nuovo, tra allegre valigie erranti.
Di nuovo nelle conferenze tra santi,
tra falsificazione e congetture.

Nelle attese dell'imbarco, gli amanti
si avvinghiano come serratura,
grandi e biondi, con espressione dura;
signore sicure, chissà badanti.

Una strana ansia da giorni mi affama
nelle coperte affollate dal sonno:
troppo stanco per la routine antica.

Nell'aereo gelido, il rumore-ortica
distrae i pensieri inutili da nonno
e li spinge verso ciò che più ama.





2/8

Dopo le bianche puanure del cielo,
la cabina fredda plana sul suolo.
Balziamo rapidi dall'aereo-molo
al centro, col bus preso per un pelo.

In città i ponti coprono uno stuolo
di giardini pensili che, con zelo,
fluttuano sul fiume. Alberi di melo
Su ragazzi che bevono birra solo;

e arrossano salsicce su alluminio,
musica da discoteca all'aperto,
pancia in fuori e muscoli visibili.

Una corte tra gli intellegibili
palazzi medievali ha offerto
il palcoscenico al loro ludibrio.



3/8

Dentro una taverna dai muri spessi,
tante tazzine e legno scuro ai deschi;
luci soffuse ci mostrano i freschi
piatti dal meno in idiomi complessi.

Arrivano piatti simil tedeschi:
ravioli fritti sotto crauti lessi,
carne gulasch e funghi interconnessi
nella zuppa in pagnotte come teschi.

Fresco liquido di giugno dorato,
creato dalle spighe solari sorelle
del mare e mie, ondose sulle colline:

birra dalle danzanti bollicine,
birra corposa come le gonnelle
che così eleganti mai immaginato.


4/8

L'oscurità che fuori è inesistente
dentro la mia mansarda si organizza:
nere pareti in cui si mimetizza
uno schermo con delle luci spente.

In questa, il silenzio focalizza
l'orecchio sui pensieri, finalmente;
non mi domando la mattina niente
mentre un caldo dolce mi totalizza.

Accendo il tenero cellulare
con gli Alt-J che suonano "Matilda"
e i messaggi che arrivano insistenti.

Trilla la sveglia coi suoni potenti;
indosso l'uniforme ufficiale della gilda
dei professori e esco a professare.



5/8

Un, due, tre. Un, due tre. Inizia il ballo.
Sedersi, ascoltare e domandare;
alzarsi, chiacchierare e mangiare.
Plies reverenziali nell'intervallo.

Passa il tempo e si continua a girare.
Aumenta sulla mano destra il callo,
scrivendo teorie nuove o in stallo
dentro esperienze da presentare.

Vi entro stretto dentro questi banchi,
ma saltellano in me parole e reti
di idee e di collaborazioni.

Ciascuno è pieno di preoccupazioni, 
di dubbi attaccati alle pareti;
finché non tocca a te: e forse sbianchi.


                                                                       














6/8

Ed esco a fare un giro in città.
Cantanti e musicisti ad ogni lato;
i motociclisti hanno parcheggiato
un museo di moto in Piazza Vanità;

in club letterari hanno assaggiato
versi di amore e morte con beltà;
mentre i turisti contan le abilità
degli gnomi nel centro abitato.

Ma sono gli oli primaverili
che stupiscono, vibranti e accesi;
fiamme di vivacità impressionista.

Come per pennello di artista,
armonici, i colori sono estesi
a eleganti figure femminili.






7/8


Tornare è sempre un po’ sradicarsi; 
e il classico vuole che fuori piova, 
così piante e turisti rinnova.
Esco in strada e chiamo un taxi.

Il primo che decide di fermarsi
ha una maglietta bianca e nuova 
e occhiali sole che da anni cova
fiero sugli occhi solo per vantarsi.

Fluida si muove l’auto in periferia,
nelle gocce vedo il quotidiano 
ritmo degli universi personali.

Da oscuri posti mnestici distali
sento Where is my mind? dei PIXIES piano,
miccia per stridenti malinconie.







8/8 


Quando sto sui monti bianchi, di nubi, 
mi convinco sempre di esser vissuto, 
nel mondo, di aver dato un contributo 
all'evolversi; e che non rubi 

dei momenti finché non sei canuto. 
Finché rimani imbrigliato tra i tubi 
stradali, lì sotto, dentro i cubi 
dei palazzi, non vedi l’Accaduto, 

il vivente e i desideri futuri. 
L’aereo, invece, viaggia tra i tre stati 
e ti permette di cullare i sogni. 

E vedi che il mondo e i suoi bisogni 
rimarranno così come sono stati 
sempre: non sapranno mai i tuoi spergiuri.
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