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ORO E VITE

pubblicato 01 ago 2015, 12:55 da Elvio Ceci

 

“Oh yes, oh my god!”- grida il sub e poggia

il metal detector sulla azzurra sabbia;

mentre un’offuscata voce nella gabbia

scoppia e ribolle come fitta pioggia

e la mano allegra intasca e sfoggia

le monete d’oro. La causa fu un uragano

che abitava lungo questa rotta e mano

e mano che passavano, gli undici

galeoni con i loro pezzi rari e unici

prostrarono la polena al fondale americano.

 

Nella lontana e caliente Florida, la corona

Spagnola rifocillava le sue colonie;

ma quell'oro andò solo alle Poseidone.

Finché dall'oblio la monarchia d’Aragona

fu salvata da un cavaliere con bombona,

armatura di neoprene compresso e plastica

e un elmo con ossigeno che mastica.

L’ardito ha trovato, infine, il suo vello

d’un milioncino: gioisce come augello

pensando alla possibilità stocastica

 

della riuscita. Allora chiudo io lo schermo

del computer e penso alle poche mie vigne

rimaste, sostituite da citofoni e insegne

al neon: mi sembra il Sacco di Palermo

se penso che prima, il centro città era ermo

circondato da filari di pepite d’oro fin sul mare.

E i carretti, lungo la riva bagnata, per passare

la duna dalla sabbia calda, mettevano sotto le ruote

la vite annodata di Dioniso. Nella terra niente scuote

la routine nel sole, nessun forziere, se non il lavorare.

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