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BALLATA DELLA BIBLIOTECA DI PROVINCIA

pubblicato 13 feb 2014, 23:43 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 13 feb 2014, 23:47 ]

Non una stanza mi è concessa

a casa in cui possa riposare

o studiare. Una forte intensa

fonte di suoni fanno saltare

l’attenzione: litanie urlate della messa,

dei cellulari i ronzii da alveare,

pioggia di trilli del telefono

e continui mugolii del fono.

 

Appena sono da te, invece, s’illumina

lo scaffale dei best-seller americani,

al mio occhio scoppia come una mina

di colori; di fronte dormono i popolani

libri gialli dove ciascuno indovina

l'assassino. Dietro trovo repubblicani

e democratici che si sfidano abbandonati,

cercando occhi per essere salvati.

 

Molto davanti vengon fuori

nomi lontani di epoche andate:

Borges, Nibelunghi e gli ori

degli spagnoli e le verdi vallate

degli inglesi; al lato i duri malori

della linguistica e le ritmate

grammatiche. Sopra s’erge fiero

delle scienze l’azzurro cielo.

 

Il salone centrale è tra le migliori

casbe di libri esistenti: se scremi

puoi trovare i nostri signori

della lingua italiana e i lignei remi

del pensiero; i difficili scrittori

dei bambini e piccini temi

di storia popolare e locale,

dove l’amore si immerge di sale.

 

Mia piccola biblioteca, ragazza

che sta capendo cos’è la vita,

momento in cui la prima terrazza

dell’adolescenza finisce e l’infinita

strada biforcuta impazza,

non farti trovare impaurita,

ora che il primo amore se n’è andato

e un dolce dolore s’è fermato.

 

Biblioteca dal seno prosperoso,

i tuoi genitori sono scomparsi

e sola sei con il compito oneroso

di non lasciare persi i loro frutti sparsi.

Il tuo bellimbusto avventuroso

alla playstation aspetta una catarsi

che un giorno esca un posto fisso;

e attende freddo e salato da stoccafisso.

 

Questa è la cosa peggiore tra tutte,

ovvero di rinunciare a prendere

di ogni momento il suo frutto.

Dall'albero dell’inerzia non cogliere

le bacche dell’insensatezza, per un rutto

quotidiano di normalità. Non cedere

alla sciatteria di uscire in una piazza

per la solita noiosa giostra pazza.

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