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Sentiment del Tempo n. 32 – L(‘)ottava in Guerra

pubblicato 24 mar 2016, 00:31 da Elvio Ceci
 




È caldo, ora, mentre le rondini

zigzagano tra gli edifici grigi.

Ma con zanzare, che pungono i tendini

nella Savana di animali pigri e bigi;

i due padovani, contro i tondini

dei proiettili, volontari e ligi,

provarono a salvare leoni dalla braveria

dei bracconieri; ma morirono sparati dalla polizia.

 

Entrano in dieci evocando il dio

arabo: quello finto delle stragi,

quello che, di arabo, ha il nomignolo

solo; né l’amore né saggezza dei Magi.

E furono fucilati in Costa d’Avorio

quattro europei e un bimbo, negli agi

di un hotel di lusso. Ritmicità sadiche

ai Allah Akbar con armi automatiche.

 

I morti risalgono la Turchia non visti

dai media. Nessuno deve sapere dell’auto

esplosa, dell’Isis ad Ankara. Ma misti

sono i pareri: gli USA in modo cauto

avevano avvertito molto prima, autisti,

ambasciatori e dipendenti da ogni incauto

gesto di libera uscita. Perché non vederlo?

Perché evitare di riprenderlo?

 

E salgono verso l’Europa mentre guadano

un fiume, i morti; tra la Grecia

e la Macedonia. Obbligati, non badano

al motto d’Eraclito. Cercano una breccia

tra muri spinati per strade che si diradano

verso l’Europa. Altri su una corteccia

d’albero s’imbarcano: stessa sorte,

stesso mare ricco di morte.

 

Febbraio e Marzo da ricordare

per l’amico morto in Egitto,

per aver continuato ad analizzare;

sentendosi ovunque circoscritto.

L’unica sua colpa da espiare

è quella di aver scientificamente descritta.

Duemilasedici in Occidente vuol dire

anche essere gay e non impallidire.

 

Da mesi Salah, il ricercato, usciva

da casa sua per fare la spesa.

Da mesi l’omertà araba finiva

in un bianco silenzio di resa.

E poi, dopo 50 anni di suicida

in luoghi di transito… sorpresa!

Altri due kamikaze si fanno saltare

in aeroporto e metro funicolare.

 

Bruxelles non ha mai avuto la mafia; e la polizia

e non distingue realtà da videogame di fantasia.



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