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Sentiment del Tempo n.31 - Pioggia Nera

pubblicato 26 feb 2016, 22:15 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 26 feb 2016, 22:16 ]

 

Racconteremo oggi dell’elettrico

zigzag che nelle borse ha dettato

la sveglia a chi seguisse il petrolico

andamento unito al metallo dorato.

 

124$

Era il duemilaotto in Occidente

e la tranquillità riguardo al futuro

non aveva previsto l’imminente

crollo; e che sarebbe stato duraturo.

 


38$

Fu lo stesso anno in cui mollarono

le banche, le case invisibili,

di proprietà multiple e all'unisono

entrarono in licenziamenti irreversibili.

 

77$

Duemilanove e si costruirono ponti

e autostrade; nuovi borghesotti

comprarono pic-up e suv e, per i conti

dei petrolieri, si alzò il prezzo dei barilotti.

 

100$

Passarono due anni e il Paese rosso,

pieno di gente, iniziò a richiedere

nafta di vita a più non posso;

iniziò la grande necessità di bere.

 

                                            115$

Ma qualcosa si era mosso nel sottobosco

del Nord-america: si coltivarono sabbie

bituminose in Canada e fu più tosto

usare auto in USA senza che aumentino rabbie.

 

Nelle dune di fuoco dell’Iraq, la guerra

ha bisogno di energia scura per aerei

e carri armati; e allora le pompe della terra

aumentarono figure e forme di sogni cinerei.

 


38$

Nel duemilaquindici qualcuno iniziò

a fiutare che i conti scritti nella seta

sembrano falsati. Il mercato cominciò

ad allontanarsi come un’asceta.

 

Più il petrolio scende lungo il crinale

dei trenta dollari ad ogni barile,

più l’oro, lungo la fredda dorsale

della montagna, continua a salire.

 

A ciò si aggiunse il farsesco garrire

della bandiera del Daesh sui pozzi

della Siria; per finanziare le loro ire,

entrarono nel mercato nero a singhiozzi.

 

26$

“Opec!” gridò l’Arabia Saudita

per contrastare il terrorismo

e far capire all'Iran che non è finita

la conquista dell’Oriente, con cinismo.

 

 

30$

Iniziarono i tumulti della gente

comune del deserto ormai senza soldi;

il cartello è in agitazione fibrillante:

i tappi saudita devono essere tolti.

 

Mentre l’Arabia dice che venti

è il prezzo che possono reggere;

l’Iran si sparge tutto di unguenti

nucleare: “Vediamo ci va a vincere”.

 

 

 

 

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