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Sentiment del Tempo. 30 – Taharrush nel vino

pubblicato 16 feb 2016, 02:56 da Elvio Ceci

Che fare? Forse raccontare.

Raccontare di un uomo barcollante,

tra il broccame fragile e potente,

che ha appena finito di trangugiare.

 

Corrono in alto le stelle d’Oriente

e la mezzafalce sorridente

ondeggiava con fare gaudente,

mentre lui fissava il vino ruggente.

 

Vino comprato nei monasteri cristiani.

Li dentro vedeva che l’unico modo

per evitare , intorno al mondo,

conflitti tra credenti e profani.

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Nelle increspature di Dioniso,

il poeta Khayyam vede dei fuochi

in una piazza del nord, pochi

e fiochi, con donne mangiate dal sorriso

 

bianco di africani islamici.

Vede stupri e violenze a Colonia:

troppo contrasto tra la monotonia

dei dettami religioni e i dinamici

 

comportamenti di donne indipendenti.

Dentro le brocche vede, ancora,

l’Arabia che manda il petrolio alla malora

contro i neri del Daesh, dissidenti.

 

I curdi appresero con gioia

che l’aereo russo sia crollato:

diminuisce quella boria

turca, ora ciascuno è armato.

 

L’Iran apre, invece, le porte all'Occidente;

apre le porte al nucleare.

La doppiezza araba è spettacolare:

chi sarà il leader del Continente?

 

Toglie, infine, lo sguardo dalla brocca.

Una ragazza sanguinante è dio

che muore. Preso d’assedio

da quelle immagini, imbocca

 

la strada per casa, amareggiato.

Capisce che le radicalizzazioni

sono il pane per le opinioni

di ogni individuo invasato.

 

Si siede al tavolo di casa:

inchiostro, pelle di pecora

e pennino. Un’idea lo sfiora,

potremmo dire, lo intasa.

 

Scrive:

 

“Puri venimmo dal Nulla, e ce ne andammo impuri.

Lieti entrammo nel Mondo, e ne partimmo tristi.

Ci accese un Fuoco nel cuore l’Acqua degli occhi:

La vita al Vento gettammo, e poi ci accolse la." 






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