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8/04/15-11/04/015

pubblicato 12 apr 2015, 01:54 da Elvio Ceci

Iniziamo oggi questa rubrica piccolina,

leggero sasso nel mare dell’attualità:

pietra alchemica o chetamina

che crea e deforma l’affollata città

nelle notizie.  A volte saremo sulla banchina

ad ascoltare lo scroscio della fugacità;

ed altre saliremo su un campanile

per seguire il movimento febbrile.

 

Era un mercoledì di otto Aprile

quando Tsipras andò dal capò russo

aprendo una guerra fredda gentile,

sfruttando del nobile gas il flusso.

Mentre si suona davanti a un fucile,

il giovedì, in posti in cui non è un lusso:

in Siria le note di Chopin ballano via

come anni or sono nel ghetto di Varsavia.


 

Si striscia lungo le strade dell’Iran in Arabia,

sfiorando metalliche e silenti atomiche.

Si striscia, in questo venerdì nero, nella ria

Milano in cui si muore durante le normali pratiche.

Si striscia nella vergogna tra i banchi della Diaz.

Al Qaeda e Isis si abbracciano complici e amiche

e sparlano, come vecchie zitelle, di don Francesco

spolpando bimbi come pomodori della Desco.

 


Si sciolgono i ghiacciai, ora solo un fresco

venticello passa tra le mani dei Presidenti

americani, creando continente rosa come Pesco

in fiore. Mentre minuscoli cinguettii svilenti

del mezz’uomo Salvini  da Casal Lupesco

ci rendono dal mondo sempre più assenti.

In Pakistan sfidano un leone con la macchina

fotografica, a Caserta lasciano al bar una bambina.

 

Finisce così, rendendo un piccolo tempo fisso

nelle rime: scusate se sono stato prolisso.




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