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Verso una Lingua Europea

pubblicato 03 nov 2014, 07:29 da Elvio Ceci


È uscito alle stampe, recentemente, il nuovo libro di Tullio De Mauro, STORIA LINGUISTICA DELL’ITALIA REPUBBLICANA, che riprende suoi studi sull’Italiano fermatosi nel secondo dopoguerra. Contrariamente a come credeva Pier Paolo Pasolini, i dialetti non morti, è semplicemente cambiato l’uso che gli italiani ne fanno. Analizziamo un po’ di dati. Nel 2006, l’italiano è parlato dalla maggioranza relativa della popolazione; anche se il 49.5% continua a far uso del dialetto in modo alternativo alla lingua comune[1]. L’uso dell’italiano, infatti, permette di essere più cosciente dell’uso dialettale dell’esprimersi. Come dicevo, non c’è stata quell’ “omologazione che Pier Paolo Pasolini paventava nel 1964”[2]. Il dialetto è ancora usato nella vita familiare e con gli estranei si preferisce l’italiano: il dialetto è la lingua del cuore, personale e privata; mentre l’italiano è la lingua dell’ufficialità, della scuola e delle relazioni formali.

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