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A un passante - Baudelarie

pubblicato 07 apr 2015, 07:27 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 07 apr 2015, 07:31 ]

Sono stato invitato a leggere una selezione di poesie all’interno di una mostra il cui tema era la relazione di coppia. Mentre eravamo abbracciati dai quadri e dalle opere che descrivevano le diverse tipologie di relazioni amorose mi chiamano, apro il “Meridiano” di Baudelaire e inizio a leggere questa poesia:


A UNE PASSANTE

La rue assourdissante autour de moi hurlait.

Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,

Une femme passa, d’une main fastueuse

Soulevant, balançant le feston et l’ourlet;


Agile et noble, avec sa jambe de statue.

Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,

Dans son œil, ciel livide où germe l’ouragan,

La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.


Un éclair… puis la nuit! – Fugitive beauté

Dont le regard m’a fait soudainement renaître,

Ne te verrai-je plus que dans l’éternité?


Ailleurs, bien loin d’ici! trop tard! jamais peut-être!

Car j’ignore où tu fuis. Tu ne sais où je vais,

Ô toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!


Appena concluso un ragazzo seduto nel pubblico mi dice di essere professore di letteratura francese e di aver scritto una riflessione proprio su questa poesia. Dopo dieci minuti mi porta l’articolo che ora ti propongo o,proprio qui:

 (http://www.uniroma2.it/didattica/linfra_ls_b/deposito/Lettura_di_A_une_passante.pdf)

È veramente una bella analisi, in cui decompone lentamente l'opera e si dimostra l’intenzione del poeta: egli gioca con il topos letterario della mancanza dell’amore, delle scelte sbagliate e tutta la nostalgia che questo comporta. Forse, afferma l’autore, l’episodio non è mai esistito.

Mi sono fermamente convinto che il professore abbia ragione: sicuramente questa corrisponde all’interpretazione autentica della poesia.

Ma, leggendola e rileggendola, sento dentro un’interpretazione personale che potrebbe aggiungere alla poesia un significato del tutto contemporaneo dell’amore verso una passante.

Prendiamola alla lontana. È sempre più facile muoversi: in due ore possiamo spostarci in aereo e arrivare a Ginevra, Salerno o Londra. Sempre più frequentemente ci sentiamo dire che siamo cittadini del mondo. Ma lo siamo? Possiamo veramente considerare le altre città, le altre culture, distanti come un quartiere lontano da raggiungere? Credo di si. E credo anche che esiste un secondo movimento: il mondo è arrivato da noi, dentro le nostre case e sulle ginocchia delle nostre gambe mentre chattiamo con il cellulare o con il pc.

Questo ci ha portato a conoscere e tenere contatti con miliardi di persone, continuamente. Ad avere relazioni continuamente con gente totalmente differente, ma che magari condivide a volte i nostri stessi interessi. Come si è evoluto il concetto di coppia, dopo tutti questi contatti? E qui può aiutare la poesia di Baudelaire. L’amore, infatti, può essere inteso come sentimento donato unicamente a una persone che passa, anche solo per un breve periodo, nella nostra quotidianità, grazie a questo mondo interconnesso; una persona che entra solo per pochi giorni, in cui gli regali tutto quello che sei. Con lei sperimenti come può essere, come sarebbe potuto essere e, chissà, come sarà. Ogni coppia temporanea è una possibilità di vita, un’esistenza conquistata e poi abbandonata. Un atto passione e di attaccamento a questa vita che sempre sempre più distrarci e fuggire.

Non parlo del consumismo dell’amore, delle relazioni; parlo di un sentimento reale, di scoperta, in cui ogni passante è una coppia reale possibile, nella sua unicità, nella sua labilità.


A UNA PASSANTE

Ero per strada, in mezzo al suo clamore.

Esile e alta, in lutto, maestà di dolore,

una donna è passata. Con un gesto sovrano

l’orlo della sua veste sollevò con la mano.


Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle

d’una scultura antica. Ossesso, istupidito,

bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta

la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.


Un lampo…e poi il buio!- Bellezza fuggitiva

che con un solo sguardo m’hai chiamato da morte,

non ti vedrò più dunque che al di là della vita,

Boldini

che altrove, là, lontano – e tardi, forse mai?

Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;

so che t’avrei amata, e so che tu lo sai!1



1Pag. 189-191,C. Baudelaire, A una passante, in OPERE, Arnoldo Mondadori Editore, 2006.


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