Home‎ > ‎articoli vari‎ > ‎

Ezra Pound: cyber-letteratura

pubblicato 01 mag 2014, 13:39 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 01 mag 2014, 14:30 ]

Analizziamo brevemente la poesia di Ezra Pound. Potremo identificare le caratteristiche della sua poesia nei seguenti punti. Multimedialità in maniera organica e strutturata, con la presenza di ideogrammi, spartiti musicali. Nessuna punteggiatura standard: mancanza di un ordine sintattico nella punteggiatura, che possiede solo un carattere funzionale alla lettura, dettando i tempi per le pause durante la lettura. Stesso uso anche per le lettere maiuscole e per gli spazi. Il verso è libero da ogni restrizione formale della poesia classica, ma con l’alternanza di un verso e più versi lunghi con l’uso del bianco usato come silenzio tra le parole. Il tipo di ragionamento usato nelle inferenze sembra essere analogico: l’intera andatura della poesia è un saltare (come con tra i link) da un’immagine all'altra, da un evento ad un altro, sempre all'interno della mente dell’autore, in maniera rapida. Importante è il plurilinguismo: inserisce citazioni, titoli di libri in lingua originale, fatto per creare uno straniamento. Sono numerosi i personaggi citati nel testo per cui è difficile tenerli in mente. Nella poesia è unico il sincretismo di Pound, in cui si uniscono e mettono in comparazione figure di epoche e contesti culturali molto distinti.

Secondo Pasolini, Pound non è territorialmente vasto, ma profondo: egli non tocca differenti regioni dal punto di vista linguistico e culturale; bensì il suo sincretismo lo induce a creare un filo rosso  che gli permette di affrontare tutti i temi differenti. Inoltre, cosa importante, Pasolini fa notare come la struttura dei CANTOS abbia la stessa struttura di due persone che parlano della vita: ci sono momenti alti e momenti bassi, pieni di ripetizioni nelle citazioni e nell’inserimento di persone che non tutti conoscono.


Mi sembra comunque un tipo di poesia e un modo di pensare non perduto, ma estremamente adatto al mondo in cui viviamo. Il sincretismo può essere paragonato, e forse noi lo usiamo già, nei nostri  ragionamenti quando iniziamo ad usare una tecnologia che ci dà la capacità di cercare le informazioni che noi vogliamo; selezionandolo da una banca dati enorme, ovvero il web. E che noi stessi modifichiamo inserendovi materiale. In questa banca dati s’intrecciano differenti tipi di multimedialità e in differenti lingue in maniera organica, in cui le ripetizioni sono frequenti e anche di carattere soggettivo.

Ogni tipo di conoscenza, dalla più specialistica alla più banale, è suddivisa nei singoli membri di una società o di un gruppo: sappiamo cosa viviamo noi e cosa ricordano, o dovrebbero ricordare, gli altri. “Questa suddivisione evita un inutile raddoppio degli sforzi di espandere la capacità di memoria del gruppo nel suo insieme”[1].  Ci permette di liberare risorse cognitive e di consolidare il gruppo attribuendo responsabilità agli individui. “Un singolo individuo è incompleto”[2] se non ha conoscenza collettiva: memoria transattiva, che è iniziata attraverso le relazioni faccia a faccia.

Grazie a Internet abbiamo una comunità molto più ampia e molto più rapida. Questo può portare a l’ “effetto Google”, ovvero indebolire i dati acquisiti dalla memoria. Invece di acquisire contenuto e metodi per mnemonici per avere il contenuto; cerchiamo di individuare metodi epistemologici che ci  permettono di decostruire e ricostruire i dati all'interno del mare delle informazioni del mondo telematico. Questo si vede anche nella poesia: mentre i termini e i personaggi nella poesia precedente al web, come in Pound, non abbonda di citazioni, in maniera continua; nella poesia contemporanea, che potrebbe inserirle in maniera maggiore, sono sempre meno frequenti. Paradossalmente potremo considerarla come una letteratura del futuro, cyber-letteratura, quella di Pound. Il linguaggio ha la struttura di quello descritto; il contenuto potrebbe tornare ad essere denso di citazioni e densità semantica, permettendo ai lettori di essere lettori attivi in cerchi di citazioni, navigando sul web.[3]




[1] Pag. 66, Wagner Daniel M. e Ward Adrian F., “Come Google ti cambia il cervello”, LE SCIENZE, n°546, Febbraio 2014.

[2] Ibidem.

[3] Per un approfondimento della struttura dei linguaggi nel web rimando all’intervento “Logica dei linguaggi del web” in http://www.scribd.com/doc/134180943/e-convegno-WETWARE-PEDAGOGY

Comments