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ECO NEI VERBI REFERENDARI

pubblicato 30 nov 2016, 23:55 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 01 dic 2016, 00:29 ]

 In un libro di recente ripubblicazione, Eco analizza (tra le altre cose) un aspetto molto importante nella comprensione e nell'interpretazione di un messaggio o di un’enunciazione: le presupposizioni[1]. Riprendo qui la sua analisi e proverò ad adattarla ai verbi del quesito referendario in cui siamo chiamati a rispondere il 4 dicembre.

Possiamo far corrispondere il parlare al descrivere delle storie[2]. In queste narrazioni, fondamentale diventa una categoria di fenomeni semiotici differenti chiamate presupposizioni: inferenze o assunzioni che, stimolate da espressioni con delle caratteristiche specifiche, sono identificate con un test di negazione. Prendiamo, per esempio, il verbo “pulire”: esso presuppone che l’oggetto in questione fosse sporco, anche affermando che non fosse stato pulito.

Dal punto di vista pragmatico, le presupposizioni vengono analizzate partendo da due concetti fondamentali:

1.       le condizioni di felicità che gestiscono l’uso delle espressioni e quindi l’appropriatezza degli enunciati;

2.       la conoscenza reciproca dei partecipanti al processo di comunicazione, ovvero l’Emittente e il Destinatario.

a.       Quando si analizza la presupposizione su questo secondo punto, come dipendente dalle conoscenze o credenze di E, delle credenze che E attribuisce a D e dall'accordo di E e D su un insieme comune di credenze o assunzioni di base, allora possiamo descriverne il processo ma senza darne un perché.

Prima di categorizzare i fenomeni in presupposizioni, dobbiamo assumere che ogni discorso possiede una gerarchia dell’informazione nella sua struttura: le unità di informazioni non hanno tutti la stessa importanza, ma saranno distribuite in base alla pertinenza di ciascuna e organizzate in base a livelli. Alcune, infatti hanno una focalizzazione maggiore rispetto ad altre: “alcune informazioni sono collocate sullo sfondo del discorso, mentre altre sono poste in un particolare rilievo”[3].

Le presupposizioni (non da sole, naturalmente) ordinano il significato in maniera gerarchica: si ha una presupposizione, quindi, quando, durante una comunicazione di informazioni attraverso delle espressioni (siano esse unità lessicali o enunciati), vengono veicolati simultaneamente due enunciati che non hanno lo stesso statuto.

(1) Mario ha smesso di suonare

(2) Mario è tornato a Roma

In (1) me (2) vengono veicolate anche delle informazioni non esplicite, ovvero:

(1a) Mario non suona

(1b) Mario suonava in precedenza

 

(2a) Mario è andato a Roma

(2b) Mario era stato a Roma in precedenza

 

Le presupposizioni sono dentro l’informazione data da un testo; si basano su un accordo reciproco tra ascoltatore e parlante e generano qualla cornice testuale che forma il punto di vista all'interno di cui il discorso si sviluppa. Tale cornice è lo sfondo del testo, che poi è distinto dalle informazioni che vengono messe in rilievo[4]. Lo sfondo, espresso in enunciati che portano presupposizioni, deve essere accettato implicitamente come vero; mentre il significato che si asserisce costituisce l’informazione in rilievo[5].

“La cornice di sfondo non rappresenta l’informazione già nota, ma ciò che viene (o deve venire) assunto come incontestabile dai partecipanti”[6].

Vanno distinte due categorie principali di fenomeni di presupposizioni:

a.       Presupposizioni instaurate per il significato codificato di determinati termini, dipendenti quindi dal sistema semantico. Di questa categoria fanno parte le presupposizioni lessicali, ovvero quelle veicolate da unità linguistiche denominate termini-p il cui potere presupposizionale  dipende dalla loro rappresentazione semantica. Il contenuto contiene le presupposizioni in maniera indipendente dal contesto in cui appaiono (vedi i verbi). Secondo Eco, la rappresentazione semantica di un termine-p deve considerare nel suo contenuto anche le azioni a cui si riferisce quel termine: “smettere” presuppone che l’azione fosse attuata in precedenza. “[C]omprendiamo l’unità lessicale sulla base dello stesso schema secondo il quale comprendiamo l’azione di cui parla o parlerà l’enunciato”[7].

b.      Presupposizioni dovute alla strategia comunicativa, dipendenti dall'emissione  di un enunciato e quindi dipendenti dal processo comunicativo. In questa categoria abbiamo le presupposizioni esistenziali: durante un processo comunicativo, vengono usati dei termini che di per se non hanno potere presupposizionale codificato, in modo da portare quel riferimento. Vedi per esempio i nomi propri come “Mario” o descrizioni definite come “la sorella di Mario”: non hanno un potere presupposizionale ma nella frase “la sorella di Mario gioca” si presuppone che esista tale persona.

c.       Eco non considera presupposizioni delle inferenze logiche o le proprietà semantiche implicate in un termine. Per le inferenze logiche, (4) non presuppone (5):

(4) Tutti gli uomini sono bipedi

(5) Alcuni uomini sono bipedi.

Per le proprietà semantiche, “uomo” non presuppone “animale implume, razionale e mortale”.

La semiotica, contrariamente alle semantiche vero-funzionali, è interessata alle strategie di un testo  attraverso cui, considerando gli scenari possibili di un sistema di significazione, si riesce a convincere qualcuno che qualcosa sia valida. Studia cioè il potere posizionale che gli enunciati e i termini-p generano, appena asseriti, in base al loro potere presupposizionale.

Potere posizionale vuol dire la capacità di posizionare qualcuno o qualcosa nel discorso come dato incontrovertibile e scontato (o assumerlo come tale). Il potere posizionale lo possiede l’enunciato emesso da un parlante; l’enunciato in sé possiede solo potere presupposizionale. Una volta enunciato, il potere posizionale si attualizza e le presupposizioni diventano parte dello sfondo, del contesto (ovvero dell’accordo reciproco dei partecipanti all'interazione discorsiva).

Le presupposizioni creano un nuovo contesto. Si usano le espressioni presupposizionali proprio in modo da far si che D assumesse quella (e non un’altra) cornice di sfondo.

Le presupposizioni, però, possono essere contestate attraverso la negazione di usare quell’espressione in quel contesto. Una negazione metalinguistica: le presupposizioni, allora, possono essere negate de dicto e non de re. Abbiamo detto che si tratta di una negazione metalinguistica in quanto la negazione della cornice di sfondo vuol dire negare l’appropriateza del modo attraverso cui l’informazione è presentata, ovvero come vengono usate le parole dal parlante. Se contestata, si deve aprire un’altra cornice di sfondo, cambiarla. Ma questo significa cambiare discorso: un cambio di cornice è un cambio di topic testuale. Più avanti vedremo alcuni esempi nel dibattito elettorale.

Cambiare topic è una manovra strategica difficile, la cui funzione consiste nel mutare una negazione interna in negazione esterna e, successivamente, la negazione esterna in negazione de dicto in modo da mantenere le condizioni di felicità dello scambio.

Givon (1982) afferma che il livello del significato del rilievo rappresenta una informazione aperta alla contestazione; mentre lo sfondo è qualcosa di protetto dalla contestazione. Sostiene Eco, dobbiamo stare attenti al “problema della proiezione, cioè l’ereditarietà delle presupposizioni in enunciati complessi […] Le presupposizioni sono costruzioni sensibili al contesto, quindi è nel contesto che vanno cercati gli elementi in grado di bloccarle”[8].

I termini-p hanno una natura descrivibile all'interno di una semantica ad istruzioni in formato di una enciclopedia[9]. Per rappresentare un termine-p abbiamo bisogno di

a.       Tenere in considerazione le condizioni di felicità codificate nelle unità lessicali;

b.      Rappresentare un insieme di istruzioni l’inserimento nel testo dell’unità lessicale

c.       Prevedere il risultato del test di negazione.

Sia un soggetto S che spera, vuole, progetta o compra un oggetto O. Si ha, dunque:

-          S = un soggetto che può avere ruoli S1, S2, …Sn che sono “atlanti” differenti ma non necessariamente attori differenti.  ESEMPIO: “S1 dice S2” può avere come significato “x dice a y” oppure “x dice a se stesso”.

-          P = predicati usati come primitivi.

-          W0 = mondo attuale.

-          Wj = mondo possibile qualsiasi (in cui j=1, 2, 3, …, n).

-          T0 = tempo del discorso (espresso dal tempo verbale)

-          Tj = stati temporali precedenti o successivi al tempo del discorso (in cui j=-2, -1, +1, +2…)

-          O = oggetto dell’azione o sequenza di azioni eseguita dal soggetto primitivo, ovvero ciò che il soggetto dovrebbe P-are (fare, volere, sapere…); in un testo l’oggetto potrebbe essere anche una frase subordinata.[10]

Useremo questa formalizzazione, di seguito, per i verbi del quesito referendario.

L’uso dei termini-p impone una prospettiva al discorso e obbliga il destinatario del messaggio ad accettare o meno certi contenuti: questo si chiama potere posizionale degli enunciati presupposizionali. Dato che le presupposizioni sono governate dalla struttura dell’enciclopedia a cui fanno riferimento, esse possono essere imposto ai destinatari del messaggio e devono essere considerati come elementi del contesto. Esse quindi non possono essere messe sotto verifica, bensì generano credenze e impongono una realtà asserita dal contesto[11].

 

Il ricorso all'implicito permette di gerarchizzare alcuni contenuti in modo tale che siano accettati acriticamente dall'ascoltatore.

Questa strategia permette di non farli entrare nel topic discutibile e giudicabile del discorso del discorso;  ma ne costituiscono la premessa o, meglio, il frame entro cui si situa la comunicazione stessa. Ciò fanno le presupposizioni: l’informazione presupposta, infatti, resta valida anche se l’enunciato viene negato, o espresso in forma interrogativa (“Il maglione di Valentina non è verde; di che colore il maglione di Valentina?”) determinando quindi una sorta di sfondo, un frame accettato e condiviso entro il quale si colloca l’affermazione posta.[12]

Siamo in grado di evitare questa imposizione contestando la veridicità non di ciò che è reso esplicito dall'enunciazione, ma del presupposto. Questa possibilità, tuttavia, nella prospettiva di una interazione discorsiva, viene giudicata aggressiva: effettivamente impedisce che il dialogo continui, quando addirittura non comporti una chiara accusa di falsità al parlante (Ducrot 1972, 106)[13].

Come esempio notiamo i primi dieci minuti del dibattito sul referendum tra Salvini e Boschi nella trasmissione di Lilli Gruber “Otto e mezzo”: il leader della Lega ha immediatamente spostato l’attenzione del dibattito in un modo che può sembrare aggressivo, per evitare (apparentemente) lo sfondo del dibattito imposto dal ministro con una proporzione “voto SI : voto No = nuovo : vecchio” (presupposizione non giustificata).

Tale proporzione genera un potere posizionale molto chiaro (il nuovo è migliore) per cui la discussione dovrebbe entrare in questo contesto. L’impressione che si ha è che, per cambiare frame, il leader della Lega attacca il ministro, inserendo nella discussione la Banca Etruria in modo da modificare lo sfondo conversazionale. Cosa che infatti accade perché il ministro Boschi inizia a rispondere dentro quel frame.

Salvini, in questo inizio di scontro, da l’impressione di cambiare topic della conversazione; in realtà gioca sulla proporzione affermata precedentemente per dire che “il ministro Boschi rappresenta il vecchio e corrotto”. Si muove all'interno del frame instaurato precedentemente.

Cosa differente accade a Travaglio nel dibattito con Renzi, il cui topic è sempre la riforma costituzionale, come si evince dal video seguente:

Dall'analisi del quesito referendario, il premier sposta l’attenzione e il topic del discorso in modo che il giornalista è indirizzato a rispondere ed è il presidente del consiglio italiano a gestire la conversazione.

Ciò che contraddistingue le presupposizioni dagli altri tipi di implicito è comunque la loro dipendenza dalla struttura linguistica del discorso.

Vediamo di analizzare in maniera formale i verbi del quesito del referendum costituzionale del 4 dicembre

 

Le inferenze prodotte a partire dalla forma linguistica hanno un tratto di certezza, di “non-confutabilità”: stabilendo il quadro entro cui collocare e proseguire la comunicazione, le presupposizioni limitano la possibilità, da parte dell’ascoltatore, di opporre eccezioni (Violi 1997)[14]. Quello che ci interessa qui è di esplicitare le presupposizioni in modo tale da evidenziare l’informazione implicita presenti nei verbi.

-          SUPERAMENTO:

[(m(O1w0t-1)>m(O2w0t-1)) & (Sw0t-1-FA(m(O1w0t-1)>m(O2w0t-1)))] & Sw0t0 FA(m(O1w0t0)>m(O2w0t0))

 Il verbo “superare” presuppone una superiorità di un oggetto che è qualitativamente o quantitativamente superiore rispetto da un altro; anche se si in questo caso è una presupposizione non giustificata[15].

 

-          RIDUZIONE:

[MALE(m(Ow0t-1)) & Sw0t-1 -FA(MALE(m(Ow0t-1))] & Sw0t0 FA(MALE(m(Ow0t0))

Il vero “ridurre” ricollega un oggetto nel suo posto normale, presupponendo che prima non vi fosse; contrariamente al verbo “ricollegare” qui si parla di misurazione e non di spazialità[16].

 

-          CONTENIMENTO:

[ -(O1w0t-1 < O2w0t-1) & MALE(O1w0t-1 O2w0t-1) ] & Sw0t0 FA (O1w0t0 O2w0t0)

Il verbo “contenere” presuppone, come si vede dall'informazione all'interno della parentesi, che siamo in presenza di un eccesso di un ente in uno stadio precedente; e che a questo sia dato un giudizio di valore negativo[17].

 

-          SOPPRESSIONE:

[S1w0t-1 FA(Ow0t-1)] & S2w0t0 CAUSA S1w0t0 (-FA (Ow0t0))

E’ un verbo di cambiamento di stato, in quanto presuppone un fatto precedente al tempo del discorso e un fatto successivo, con un cambiamento di stato. Il verbo “sopprimere”, però, a differenza di “interrompere”, presuppone una negatività dell’ente da annullare[18].

 

-          REVISIONE:

[-CORRETTO (Ow0t-1)] & Sw0t0 CAUSA (CORRETTO (Ow0t0))

Questo è la formalizzazione che ne deriva dalla lettura del quesito referendario. Eppure dalla definizione di revisione della Treccani (“Nuovo esame inteso ad accertare e a controllare, ed eventualmente a correggere o a modificare, i risultati e le valutazione dell’esame già operato, oppure la situazione iniziale o precedente”) possiamo formalizzarlo differente in modo da esprimere l’eventualità di un giudizio negativo di un ente:

[-CORRETTO (Ow0t-1)] --> Sw0t0 CAUSA (CORRETTO (Ow0t0)) 



Nel sottoporre il quesito, dunque, le informazioni che il Governo consegna ai cittadini portano con sé delle informazioni implicite che orientano il punto di vista di chi legge il quesito referendario. I verbi usati possiedono un potere posizionale tale da inserire il quesito dentro la proporzione “voto SI : voto No = nuovo : vecchio”, presente nella campagna di propaganda di una parte del partito politico che ha proposto  il referendum a tutto il Paese.






[1] Eco U., I LIMITI DELL’INTERPRETAZIONE, La Nave di Teseo, Milano, 2016.

[2] Pag. 354, ibidem.

[3] Pag. 359, ibidem.

[4] Sono come informazioni implicite che creano piano piano il frame in cui inseriamo l’informazione che ci sembra rilevante ed escludiamo quella che non lo è: sono le basi del Sentiment.

[5] Black M, MODELLI, ARCHETIPI E METAFORE, Pratiche, Parma, 1983. Ingl., MODELS AND METAPHORS, Cornell University Press, Ithaca, 1962.

[6] Pag. 360, Eco op. Cit.

[7] Pag. 362, ibidem

[8] Nota 12, Pag. 373, ibidem.

Givon, T. , Logic vs Pragmatics, with Human Language as the Referee: Toward an Empirically Viable Epistemology”, in JOURNAL OF PRAGMATICS, 6, 2, 1982.

[9] Eco U. TRATTATO DI SEMIOTICA GENERALE, Bompiani, Milano, 1975.

Eco U., LECTOR IN FABULA,  Bompiani, Milano, 1979.

Eco U., SEMIOTICA E FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO, Einaudi, Torino, 1984.

[10] Pag. 374,Eco. U., I LIMITI DELL’INTERPRETAZIONE, op. cit..

[11] GREIMAS, A. J. et J. COURTÉS, Sémiotique. Dictionnaire raisonné de la théorie du langage, Paris, Hachette, 1979.

[12] Antelmi D. e F. Santulli Presupposizioni linguistiche e linguaggio della politica: osservazioni preliminari a una tipologia testuale, in R. Bauer e H. Goebl (a cura di),PARALLELA IX, Testo – variazione – informatica, Atti del IX Incontro italo-austriaco dei linguisti, Salisburgo, 1 – 4 novembre 2000.

[13] Ducrot, Oswald, DIRE ET NE PAS DIRE, Paris, 1972.

[14] Violi P., SIGNIFICATO ED ESPERIENZA, Milano, 1997.

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