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An uninvited speaker: Miss Falsification.

pubblicato 04 mar 2015, 14:47 da Elvio Ceci   [ aggiornato in data 04 mar 2015, 14:48 ]

Il 26-27-28 Febbraio a Perugia si è svolto il quarantunesimo Incontro di Grammatica Generativa, presso l’Università per Stranieri di Perugia. Numerosi i grandi nomi, per fortuna; ma numerosi anche i ragazzi che hanno partecipato con presentazioni e poster.

Tra tutti gli studi di grammatica generativa, studi cartografici e quant'altro solo di una persona si è sentita una forte mancanza: la signora Falsificazione. Ogni anno strati geologici di studi teorici sulla sintassi minimalista sono pronti per essere presentati come giustificazioni dei fenomeni racimolati nelle più diverse lingue del mondo. La mancanza di una sua relazione ha dato,anche quest’anno, l’impressione che queste siano spiegazioni che tentavano di dare un carattere generale a fenomeni in realtà estrapolati dal contesto e casuali.

Ma come avrebbe iniziato il suo intervento?

Molto probabilmente così: “Un sistema empirico per essere scientifico deve poter essere confutato dall'esperienza”[1]. Perché in questo modo?

Se facciamo riferimento a quanto detto da Popper nella Logica della ricerca scientifica, esistono delle regole metodologiche, considerate come convenzioni, che costituiscono le “regole del gioco della scienza”[2]. Diamo due esempi di regole metodologiche:

1.       Il gioco della scienza è senza fine;

2.       Controllata un’ipotesi, provato il suo valore, non deve scomparire dal posto che occupa senza una buona ragione.

La  connessione tra regole come queste ci permette di parlare di teoria del metodo scientifico.

Ma quale metodo usare nell'analisi di un’ipotesi, congettura o teoria proposta? Popper divide tali metodi in due grandi categorie: metodi induttivi e metodi deduttivi.

Si definisce inferenza induttiva ciò che procede da “asserzioni singolari” (come per esempio, i resoconti degli esperimenti) verso “asserzioni universali” (come ipotesi e teorie). Questo tipo di inferenza, però, non è controllata logicamente, in quanto ogni conclusione potrebbe essere falsa: per esempio, per quanti cigni bianchi ho osservato e osserverò, non posso giustificare l’asserzione induttiva che tutti i cigni sono bianchi.

Siamo di fronte a ciò che viene chiamato problema dell’inferenza.

Questo problema può essere tradotto come il problema del modo per stabilire la verità di asserzioni universali basate sull'esperienza (come le ipotesi e i sistemi di teorie delle scienze empiriche, da cui la linguistica si è aperto uno spazio)[3]. Un resoconto di un’asserzione è un’asserzione singolare e non universale. Il metodo induttivo è quindi inteso come arrivare alla verità di un’asserzione universale per mezzo dell’esperienza: verità dell’asserzione universale deriva dalle verità delle asserzioni singolari che derivano dalle verità note per esperienza. Per essere perentori, con questa inferenza, un’asserzione universale si basa sull'esperienza induttiva.

Le inferenze induttive sono, tuttavia, giustificate?

Definiamo il principio di induzione come l’asserzione che pone in forma logica accettabile tutte le inferenze induttive. Se questo fosse una verità puramente logica, tutte le inferenze induttive sarebbero puramente logiche, come accade nella logica deduttiva (che vedremo tra poco). Precedentemente abbiamo visto, però, che tale inferenza non può essere puramente logica; e quindi la sua negazione non è auto-contraddittoria, ma logicamente possibile. Si può tranquillamente affermare che questo principio è superfluo: se lo si accetta si deve vedere tale principio come un’asserzione universale a sua volta. Questo permetterebbe che esso derivi da inferenze induttive e, per giustificarle, deve essere introdotto un principio induttivo di ordine superiore; così all'infinito. Il principio induttivo non può essere derivato dall'esperienza.

Il problema dell’induzione per  Popper è dovuto dalla confusione tra psicologia della conoscenza, che tratta di fatti empirici, e logica della conoscenza, che studia le relazioni logiche.

L’invenzione iniziale di una teoria o un’ipotesi è irrilevante per la logica della conoscenza scientifica; questa prende in considerazione non le questioni di fatto ma solo le questioni di giustificazioni e validità[4]. Affinché una proposizione possa essere esaminata logicamente, deve essere già stata formulata e sottoposta a esame logico. Due sono i processi: 1_ concepire una nuova idea; 2_usare metodi e risultati per esaminarla logicamente. Il primo momento è oggetto della psicologia e il secondo è oggetto della logica della conoscenza. La logica della conoscenza fornisce “un’impalcatura logica della procedura dei controlli”[5].

Il metodo deduttivista invece è totalmente differente. Un nuova idea, appena creata, avanza per tentativi e non è ancora giustificata in alcun modo. Da questo momento in poi si traggono le conclusioni per mezzo della deduzione logica.

È una volta ipotizzate che le idee vengono controllate attraverso quattro  procedimenti deduttivi:

1.       Confronto logico delle conclusioni fra loro: confronto in cui si controlla la coerenza interna del sistema teorico;

2.       Indagine della forma logica della teoria: determinare se la teoria ha carattere di teoria empirica o teoria scientifica o se è tautologica;

3.       Confronto con altre teorie: determinare se la teoria costituisca un progresso scientifico, se sopravvive ai controlli;

4.       Controllo della teoria: attraverso applicazioni empiriche delle conclusioni che possono derivare da essa.

Riguardo a quest’ultimo punto, il controllo della teoria deve rimanere anch'esso deduttivo: dalle asserzioni precedentemente accettate (teoria) si deducono alcune asserzioni singolari, ovvero delle “predizioni”, che devono essere controllate e applicate con facilità. Tra queste ci devono essere quelle non derivabili dalla teoria precedente, che la contraddica.

Un volta fatto questo, dobbiamo cercare una decisione che riguardi le asserzioni ridotte con i dati sperimentali del punto 4. Se la decisione è positiva, ovvero se le singole conclusioni singolari sono verificate, allora la teoria ha temporaneamente superato il controllo: non c’è ragione di scartarla. Se la decisione è negativa, e la conclusione falsificata, allora le conclusioni falsificano la teoria[6]. E soprattutto ci devono essere dati riproducibili da altri, per ulteriori controlli.

Il principio induttivo non fornisce un criterio di demarcazione appropriato. Il problema della demarcazione consiste nel trovare un principio in grado di distinguere tra le scienze empiriche e le scienze come la logica, la matematica e la metafisica. Per Popper questo criterio deve essere considerato come un accordo o come una convenzione.

Come definire il concetto di scienza empirica? Egli distingue tre esigenze che un sistema empirico deve soddisfare:

1. sintetico, deve rappresentare un mondo non contraddittorio;

2. soddisfare il criterio di demarcazione, ovvero non deve essere metafisico ma deve soddisfare un mondo di esperienza possibile;

3. distintivo, deve essere un sistema che si distingue da altri sistemi, unico, che rappresenta il nostro mondo di esperienza.

Il sistema che rappresenta il nostro mondo di esperienza è distinto in base al fatto che è sottoposto a controlli e li ha superati, applicando il metodo deduttivo. Quindi l’esperienza è un metodo distintivo, capace di differenziare altre teorie; e la scienza empirica è non solo la sua forma logica ma anche il metodo che la distingue.

Secondo la logica induttiva, il criterio di demarcazione equivale a dire che tutte le asserzioni sono conclusivamente vere o false: decidibili in modo conclusivo. Verificarle o falsificarle è logicamente possibile. Questo non è ammissibile: le teorie non devono essere  verificate empiricamente da asserzioni singolari. Un sistema è empirico o scientifico solo se è controllato empiricamente: il criterio di demarcazione non deve essere allora la verificabilità, ma solo la  falsificabilità di un sistema.  E qui ritorniamo alla nostra asserzione iniziale: “Un sistema empirico per essere scientifico deve poter essere confutato dall'esperienza”[7].

La quantità d’informazione, secondo Popper, fornita da un’asserzione scientifica aumenta quanto più è maggiore la possibilità che entri in conflitto, a causa del suo carattere logico, con possibili asserzioni singolari[8] (e forse è da qui che nasce la mania, si forse è una cosa patologica, di girare tutte le lingue del mondo e farle rientrare all'interno di uno schema universale e generale, sempre più distante. Ma lasciamo perdere e torniamo a noi).

La falsificabilità ha un rapporto asimmetrico con la verificabilità, a causa della forma logica delle asserzioni universali: quest’ultime non sono mai derivate da asserzioni singolari, ma possono essere contraddette da esse. L’unico tipo di inferenza che procede da asserzioni singolari a quelle universali, in una teoria deduttivista è la seguente: attraverso inferenze puramente deduttive come il modus tollens, si può concludere dalla verità di asserzioni singolari alla falsità di quelle universali.

Come possiamo avere asserzioni singolari empiriche come premesse di inferenze falsificanti?

Partiamo dalla relazione tra esperienze percettive e asserzioni base (intesa come premessa di una falsificazione empirica o asserzione di un fatto singolare). Generalmente si ritiene che le asserzioni di base sono giustificate dalle esperienze percettive e su queste si basano. Ma le asserzioni possono essere giustificate logicamente solo da altre asserzioni. Dobbiamo, quindi, distinguere le nostre esperienze soggettive o sentimenti di convinzione, le quali non sono mai giustificazioni di asserzioni di base, dalle asserzioni logiche oggettive che ci sono tra sistemi di asserzioni scientifiche e all’interno di ciascuno di essi.

Cosa significa per Popper “oggettivo” e cosa “soggettivo”?

Egli afferma che, nella scienza, l’oggettività delle asserzioni consiste nel fatto di essere controllate inter-soggettivamente[9]. “Soggettivi” sono i nostri sentimenti di convinzione che dovrebbero essere analizzati dalla psicologia. Un sentimento di convinzione non può giustificare mai un’asserzione, in quanto consiste in una mera ipotesi psicologica. Essa diventa oggetto di scienza quando avviene il controllo inter-soggettivo.

Come le asserzioni della scienza devono essere oggettive, anche le asserzioni della base empirica devono essere sottoposte a controlli intersoggettivi. I controlli prevedono che le asserzioni da controllare si possano dedurre da altre: non possono esserci nella scienza asserzioni definitive, ovvero che non possono essere sottoposte a controllo. Tutte, in linea di principio, possono essere falsificate.

I sistemi si possono controllare da asserzioni di universalità più basse. Questo potrebbe portare a un regresso all'infinito, che sembrerebbe simile a quello contestato al metodo induttivo. Ma qui siamo davanti ad una differenza importante: il metodo deduttivo non consolida o giustifica le asserzioni; ma tenta di falsificarle. I controlli devono essere di fatto portati all'infinito. Ciò che basta, per Popper, è che ciascuna asserzione si possa controllare.

 

Queste idee serpeggiano in alcuni lavori. Mentre i grandi studiosi presenti non sembrano curarsene e continuano a giustificare fenomeni che la loro intuizione ha portato ad assimilare per similitudine tra lingue più disparate; i ragazzi sono molto più rigorosi e presentano dati, teorie e possibili falsificazioni. Ma soprattutto tanta passione.

Il bello dell’ Incontro di Grammatica Generativa quest’anno, che superato anche la grave mancanza, è che l’organizzazione è stata ottima. Perché questo Incontro non è stato solo un insieme di studi teorici sulle strutture sintattiche. Ma soprattutto:  gli occhi di ragazzi che cercano, saccade dopo saccade, un futuro prossimo; le penne dei grandi studiosi che prendono appunti alle parole di ragazzini a confronto; nei precisi poster studiati in ogni virgola; nelle gambe stanche che aspettano di essere ascoltate davanti ad essi; nelle discussioni sull'Anarchia con una bottiglia di vino; nell'energia timida di una mano che raccoglie i capelli dietro l’orecchio dopo aver vinto un premio; nelle domande calde dei compagni sempre vicini anche se lontani miliardi di centimetri.



[1] Pag. 22, Popper Karl R. (2010), Logica della ricerca scientifica, Einaudi editore, Torino.

[2] Pag. 37, ibidem.

[3] Pag. 6, ibidem.

[4] Pag. 10, ibidem.

[5] Pag. 11, ibidem.

[6] Pag. 12-13, ibidem.

[7] Pag. 22, ibidem.

[8] Pag. 23, ibidem.

[9] Pag. 27, ibidem.

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